GAZA, CONTINUARE A LAVORARE SOTTO LE BOMBE. L’esempio dell’ospedale El Shifa

Il dott. Raed

Emiliano Oliviero lavora per COOPI nella striscia di Gaza e, come tutti gli altri nostri operatori ed operatrici in Palestina, conduce un lavoro molto delicato, ma al tempo stesso assai prezioso. Come ci riporta in questa testimonianza, con COOPI è ancora una volta accanto alla popolazione martoriata da anni di conflitti e difficoltà.

“2 marzo 2008. Arriviamo all’El Shifa Hospital, la mattina seguente i quattro giorni di bombardamenti ed incursioni dell’esercito israeliano nel nord della Striscia di Gaza che hanno provocato piú di cento vittime, delle quali la metá civili e almeno venti bambini.

Parenti in attesa di fronte alla sala di rianimazione

L’entrata dell’unitá d’emergenza é affollata da decine di persone che premono per entrare ma le guardie armate controllano l’ingresso e lasciano passare solo i parenti stretti dei ricoverati. Un altro gruppo di persone attende il proprio turno per donare il sangue che in questi giorni é il bene piú prezioso e indispensabile per la vita delle centinaia di feriti che affluiscono al centro.

Donazione del sangue

Il dottor Raed Al Areeni ci conduce al reparto di terapia intensiva maschile dove sono ricoverati i casi piú gravi. Una decina di letti accolgono i feriti che da giovedí scorso continuano ad arrivare senza sosta; uomini, ragazzi e bambini che lottano per la sopravvivenza collegati a respiratori, tubi e cateteri che li mantengono in vita.

<!–[if !supportEmptyParas]–> Reparto intensivi

Il dottor Raed, che non dorme ormai da molte ore, ci spiega i problemi che stanno affrontando in questi giorni di estrema emergenza. “L’ospedale ha terribili carenze di medicinali e attrezzature: manca il sangue, mancano i letti, manca il personale. Gli altri ospedali della Striscia ci stanno mandando, a seconda delle loro possibilitá, tutto ció che ci potrebbe essere utile per far fronte alle urgenze. Lo staff medico lavora senza sosta per garantire il primo soccorso e l’assistenza ai feriti”.

Il dott. Raed

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Un uomo di circa quarant’anni giace senza sensi collegato a un respiratore. Se sopravviverá verrá a sapere di essere l’unico superstite di tutta la sua famiglia. Otto persone rimaste uccise sotto il crollo della loro abitazione colpita da un missile israeliano.

Un ferito nel reparto intensivi

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Un razzo lanciato da un elicottero ha distrutto un generatore dell’ospedale riducendo ulteriormente l’autonomia di produzione elettrica della struttura. “Il carburante che entra nella Striscia é insufficiente al normale funzionamento dell’ospedale. Le scorte si stanno esaurendo. Se si restasse senza elettricitá anche solo per cinque minuti, perderebbero la vita tutti coloro che in questo reparto sopravvivono soltanto grazie alle macchine”.

Il lavoro di un infermiere nel reparto intensivi

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Ma i problemi che devono affrontare i pazienti e lo staff medico di El Shifa non sono soltanto legati a questa terribile settimana di guerra. Il dottor Ayman El Asawi, responsabile del reparto dialisi, ci parla delle difficoltá connesse alla chiusura delle frontiere che, ormai da nove mesi, impedisce il normale transito di medicinali necessari alle terapie.

Il dott. Ayman accanto alle macchine guaste

“Molte delle nostre macchine per la dialisi sono inutilizzabili perché necessitano di manutenzione e sul mercato di Gaza non si riescono a trovare i pezzi di ricambio per la loro riparazione. I nostri pazienti sono costretti quindi a seguire trattamenti ridotti per permettere a tutti di ricevere le cure minime. Questo diminuisce le loro aspettative di sopravvivenza”. Un anziano ci mostra le echimosi sulle sue braccia dovute all’inefficienza del trattamento. Per lui sarebbe necessaria un’evacuazione in Egitto o in Israele, ma purtroppo non é mai stato possibile.

Paziente in dialisi Ecchimosi da dialisi su un paziente anziano a causa dei trattamenti ridotti

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Oggi i tank israeliani si sono ritirati al di la’ del muro, ma entrambe le parti dichiarano che si tratta soltanto di una pausa. Tutti si attendono con certezza una seconda e piú violenta ondata di attacchi. Intanto, mentre i cittadini di Jabalia fanno ritorno in quello che resta delle loro case, i militanti palestinesi proclamano la vittoria continuando a lanciare quassam, i vertici militari israeliani ribadiscono la continuazione dell’offensiva su Gaza e il personale dell’El Shifa hospital continua a svolgere il proprio lavoro tra enormi difficoltá”.

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