LE RAGIONI DI UNA SCELTA perchè Coopi-Chiquita

Un anno fa incontrammo Chiquita, nella persona di Luciana Luciani (responsabile comunicazione), perchè l’azienda desiderava presentarsi e avviare una possibile partnership con noi.  Da quel primo incontro è iniziato un percorso di studio e valutazione delle opportunità e delle possibilità di allacciare una effettiva collaborazione che è durato diversi mesi.

Con questo post vogliamo raccontare questo percorso, spiegare le ragioni di una scelta ponderata e condividere in modo trasparente gli accordi e le modalità della partnership Coopi – Chiquita.

Naturalmente, vista la nostra missione, eravamo e siamo perfettamente consapevoli della delicatezza di avviare una collaborazione con una multinazionale “complicata” come Chiquita, che negli anni scorsi ha avuto comportamenti più che discutibili, specie riguardo al rispetto dei diritti umani, alla tutela dei lavoratori e al rispetto dell’ambiente.

Abbiamo analizzato la questione partendo dalla policy COOPI nei confronti delle aziende che obbliga la nostra organizzazione a subordinare ogni ipotesi di collaborazione a un processo analitico interno strutturato e che contiene anche dei divieti a priori (vendita armi, pornografia o casi di sfruttamento di minori). Per questo abbiamo acquisito tutte le informazioni necessarie sull’azienda analizzando i documenti che la stessa Chiquita ci ha fonito (bilancio sociale, codice di condotta), valutando fonti di informazioni parallele non “ufficiali” (come i blog), approfondendo la questione con i nostri referenti nei Paesi dove operiamo sia noi che Chiquita.  La questione infine è stata presentata e discussa internamente a più livelli, fino al consiglio direttivo.

In sintesi il quadro che ne è emerso è quello di un’azienda che, partendo da un passato come già detto molto difficile in termini di responsabilità sociale d’impresa, ha avviato da qualche anno un percorso di cambiamento che ha portato Chiquita a compiere dei passi importanti (che noi riteniamo importanti) affinchè l’approccio etico dell’azienda sia garantito a tutti i livelli.

Per entrare nel dettaglio delle questioni problematiche basta andare su un motore di ricerca qualisasi e digitare “chiquita” così come per analizzare i documenti aziendali il sito italiano e quello internazionale di Chiquita contengono tutte le informazioni che volete. Non entriamo qui volutamente nello specifico perchè non siamo nè i difensori dell’azienda nè i loro accusatori. Ognuno è libero di acquisire, leggere, interpretare e soprattutto formarsi un’opinione compiuta sulla questione come abbiamo fatto noi.

Focalizziamo però l’attenzione su alcuni punti che hanno spinto COOPI ad avviare questa collaborazione:

  1. Sin dall’inizio Chiquita non ha mai provato a negare a COOPI gli errori commessi in passato, ammettendo le sue resposabilità.
  2. L’approccio valoriale di fondo, tra le due realtà in campo, ci consente al momento di avere una visione comune della partnership che deve sempre essere basata sulla reciprocità e sulla trasparenza.
  3. Chiquita ha già in corso partnership con altre organizzazioni nonprofit quali WWF e RAINFOREST ALLIANCE, con GTZ (agenzia cooperazione tedesca), oltre a diverse certificazioni come la SA8000 (social accountability) e redige il bilancio sociale.
  4. COOPI è a conoscenza che quello intrapreso da Chiquita è l’inizio di un percorso di responsabilità e che ci sono ancora molte aree di miglioramento. Proprio per questo (è un punto fondamentale per noi) dato che nel dna di COOPI, nel nostro nome, è presente l’incontro più che lo scontro. COOPI crede che affiancando in modo “dialettico” Chiquita possa influenzare positivamente l’azienda, portandola a comportamenti sempre più responsabili.
  5. COOPI ha deciso di rendere pubblica la partnership con Chiquita proprio per fare assumere a Chiquita un impegno pubblico nei confronti della propria responsabilità sociale d’impresa. Siamo infatti convinti che per un’azienda dichiarare il proprio impegno etico accenda riflettori su tematiche che i consumatori possono osservare e controllare molto meglio, a tutto vantaggio del rispetto di questo impegno.

Ovviamente la partnership prevede uno scambio reciproco di vantaggi, per Chiquita questi si traducono in vantaggi di posizionamento e comunicazione verso i propri clienti, grazie proprio all’affiancamento dei due marchi. COOPI da parte sua ottiene tre risultati molto importanti:

  1. Grazie alla partnership siamo infatti in grado di sostenere il fondo COOPI per l’ambiente a favore di alcuni importanti progetti nel sud del mondo, lanciare la campagna “L’ambiente giusto fa sviluppo” e l’evento di sensibilizzazione e raccolta fondi “Jump! For life“. Al termine del primo anno di iniziative contiamo di superare i 100.000 euro di raccolta fondi netti.
  2. Attraverso la partnership e, tutte le iniziative ad essa collegate, COOPI ha di fatto aumentato la propria notorietà di marca, elemento indispensabile in un contesto sempre più competitivo come quello nonprofit, per poter raccogliere fondi e garanitre sostenibilità finanziaria alla nostra organizzazione nel lungo periodo.
  3. COOPI e Chiquita hanno deciso di avviare un’iniziativa congiunta di lungo termine di cooperazione in un Paese in via di sviluppo. Questa la logica di fondo che sta alla base della decisione (estratto di un documento interno): “…al di là della logica donante – recettore che ha finora caratterizzato la fase iniziale di lavoro – esiste un profondo interesse da parte di COOPI di orientare la relazione in direzione di una partnership strategica che possa alimentare nuove modalità di fare cooperazione nei paesi terzi. Più in generale una ridefinizione creativa quindi delle modalità di collaborazione…fra ONG ed imprese risulta in questo momento una necessità imprescindibile per…contribuire attivamente al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio. A volte la sensazione è che il concetto di responsabilità sociale di impresa sia stato velocemente fagocitato e standardizzato dando risposta più che altro alla necessità del mercato internazionale piuttosto che a quelle delle comunità locali direttamente coinvolte nel “sistema dell’impresa”. Le varie certificazioni sono strumenti ottimali di garanzia per i consumatori ma parallelamente decontestualizzano dalla specifica area di riferimento quella che ha le potenzialità per essere una relazione abilitante alla partecipazione dei soggetti sociali locali, la relazione impresa comunità locale. Risulta quindi fondamentale l’apertura, tramite la facilitazione di COOPI di spazi costruttivi e creativi di collaborazione fra impresa e comunità, considerando lo spazio impresa come una opportunità di partecipazione ed empowerment per gruppi di soggetti specifici (donne, comunità indigene o afrodiscendenti, etc etc). Chiquita assumerebbe così il ruolo di incubatrice di processi organizzativi che inizialmente potrebbero essere orientati alla certificazione della responsabilità sociale d’impresa a livello locale mentre COOPI funzionerebbe da catalizzatore degli stessi processi appoggiando il rafforzamento istituzionale dei vari gruppi, facilitando l’entrata in rete fra soggetti già organizzati con cui collabora da tempo e le nuove realtà sviluppatesi all’interno del laboratorio sociale rappresentato da Chiquita. Si arriverebbe quindi ad una strategia condivisa fra COOPI e Chiquita di promozione di una logica di responsabilità sociale di impresa…che consentano un esercizio di cittadinanza attiva inizialmente all’interno dello spazio protetto impresa per poi estendersi a spazi esterni alla stessa…”. Ad oggi è già stato avviato in merito a questo progetto lo studio di fattibilità che coinvolge COOPI e lo staff internazionale dell’azienda.

Infine rendiamo noto l’articolo 8 del contratto scritto siglato dalle parti “…il presente accordo fa riferimento alle rispettive policy di condotta e carta dei valori delle parti. Il mancato e palese rispetto delle suddette policy da parte di uno dei contraenti sarà oggetto di risoluzione del presente accordo”. Questo breve articolo consente sia a COOPI che a Chiquita di esercitare un “controllo” attivo e reciproco del rispetto dei valori che stanno alla base della partnership. Questo è un altro punto fondamentale per noi.

In conclusione vi invitiamo a commentare questo post con spirito critico, dialettico, costruttivo e con cognizione di causa. Ogni commento sarà pubblicato ad eccezione di quelli non rispettosi del comune vivere civile.

Grazie per essere arrivati fino in fondo…la direzione di COOPI è sempre la stessa:
“…contribuire, attraverso l’impegno, la motivazione, la determinazione e la professionalità delle sue persone, al processo di lotta alla povertà e di crescita delle comunità con le quali coopera nel mondo, intervenendo in situazioni di emergenza, di ricostruzione e di sviluppo, per ottenere un miglior equilibrio tra il nord ed il sud del pianeta, tra aree sviluppate ed aree depresse o in via di sviluppo.”

Questo, secondo noi, si può fare solo attraverso la cooperazione, la sensibilizzazione e l’azione concreta sul campo. Il tempo ci sarà giudice.

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11 Replies to “LE RAGIONI DI UNA SCELTA perchè Coopi-Chiquita”

  1. Ciao Paolo e Ciao a Coopi,
    colgo l’occasione per segnalare che a fine novembre uscirà una recensione, del sito della vosra ultima campagna, su Terzo Settore. Spero possa contribuire alla causa! (anche perchè è fatto bene)

  2. Pingback: IL DENARO ETICO un paradosso del fundraising « FARE FUNDRAISING

  3. Ho letto con attenzione
    le motivazioni e le condizioni di questa collaborazione apprezzo l’impegno di Chiquita a cambiare il modo di trattare i suoi dipendenti.
    E’ comuque da parte vostra un’alleanza a rischio, bisognerà grande vigilanza, controlli accurati e ascolto dei lavoratori nelle piantagioni.

  4. Gentile Santino,
    il suo post mi offre un’occasione preziosa per dare conto dei miglioramenti conseguiti da Chiquita nel campo dei diritti umani a partire dal 1999 quando, nel Codice di Condotta interno, sono state incorporate le Convenzioni della ILO di Ginevra, i principi contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e quelli della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo. Nel 2000, l’impegno di assicurare ai lavoratori nelle proprie piantagioni, condizioni dignitose tutelandone i diritti sindacali, si è manifestato pubblicamente con l’adozione del Sa8000 come standard di riferimento in materia di lavoro. Nel contesto di questo impegno, Chiquita è stata la prima azienda del settore ad intraprendere un percorso di confronto e collaborazione con i sindacati internazionali di categoria. Nel 2001 ha infatti siglato a Ginevra presso la sede del’ILO, un accordo quadro (International Framework Agreement) con IUF, il Sindacato Internazionale dei Lavoratori Alimentari e con COLSIBA, la Coalizione Sindacale dei Lavoratori delle Piantagioni di Banane in America Latina, avviando con loro un dialogo proficuo sulla definizione degli standard sociali per i lavoratori agricoli.
    Nel 2004, a conclusione del ciclo di verifiche effettuate da ispettori indipendenti accreditati da SAI (Social Accountability International), l’azienda ha ottenuto la certificazione di tutte le divisioni agricole di proprietà in America Latina, secondo le norme previste da SA8000, lo standard di affidabilità sociale sviluppato dal Council on Economic Priorities Accreditation Agency.
    Le indennità ed i salari corrisposti ai lavoratori nelle divisioni produttive di proprietà, sono sensibilmente superiori a quelli dei braccianti agricoli impiegati nel medesimo lavoro negli stessi paesi. I contributi sono regolarmente versati e il ricorso ad appaltatori esterni con finalità di risparmio contributivo, non è più ammesso da tempo. Per gli orari di lavoro è stato fissato il tetto di 48 ore settimanali ed un massimo di 12 ore di straordinario volontario e retribuito, con un giorno di riposo su sette. In molte delle nostre divisioni in Panama e Guatemala si sta sperimentando con successo la settimana di 5 giorni lavorativi.
    L’abolizione del lavoro minorile è il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori sono principi applicati in tutte le nostre aziende agricole ed inclusi nei contratti con i nostri fornitori.
    Il diritto inalienabile dei lavoratori a costituire rappresentanze e ad essere rappresentati da sindacati o altre organizzazioni a loro discrezione, è fermamente ribadito e previsto dalle policies aziendali.
    Siamo perfettamente consapevoli che il percorso di miglioramento intrapreso dovrà continuare e perfezionarsi ma le posso assicurare che il nostro impegno a mantenere standard etici e sociali elevat, è solido e serio.
    Sono a piena disposizione per chiarimenti ulteriori.

  5. sto per accingermi a recensire nella nostra pagina di segnalazioni (scrivo per Aesse, il giornale delle Acli) una delle pagine pubblicitarie Chiquita che attestano il loro impegno dal punto di vista della responsabilità sociale.
    Arrivo qui dopo essermi letto qualcosa in merito, avere chiesto a INC il materiale pubblicitario (sono in attesa di riceverlo)… mi convincono le motivazioni di Coopi (che già vedo criticata in giro sul web), anche se mi riservo un atteggiamento di vigilanza critica su questi percorsi. Credo che siano salutari per tutti, pur offrendo fiducia.

  6. Salve, sono un sostenitore di Coopi da tanti anni e ho sempre pensato che fosse una delle migliori ONG, ma purtroppo devo ricredermi in seguito alla scelta di collaborare con la Chiquita. Nonostante la Chiquita abbia intrapreso un cammino di responsabilità sociale d’ impresa ( per es. ottenendo la certificazione SA8000 ), in un articolo del 2005 di Altreconomia, a certificazione già ottenuta, una giornalista entrava, di nascosto ovviamente, in una piantagione dove i pesticidi venivano ancora gettati sopra la manodopera con mezzi aerei, segno che in realtà la Chiquita sta intraprendendo questa strada e collaborazioni con enti noprofit molto probabilmente solo per un’ opera di green washing. Ci sarebbero tanti altri esempi da fare come il pagamento di milizie paramilitari e la fornitura di armi ( episodi successi in Colombia tra il 1997 ed il 2004 ), ma non mi vorrei dilungare troppo.
    Nel post è sottolineato che Coopi eserciterà un controllo “attivo” su eventuali mancanze riguardo il rispetto e la tutela dei diritti dei lavoratori o lo sfruttamento minorile etc., ma mi chiedo : in che modo? A mio avviso una Ong, seppur ben radicata in vari territori, non ha le forze a disposizione per svolgere questo compito, che peraltro non le compete.
    Infine il post conclude con una frase che non condivido : ” Il tempo ci sarà giudice. ” Secondo me il tempo e la storia sono già stati abbastanza giudici nei confronti della Chiquita.
    Se si vogliono creare dei processi di empowerment femminile e di gruppi svantaggiati ( mi riferisco per es. ai braccianti delle piantagioni delle multinazionali ) è necessario che loro acquisiscano delle terre di loro proprietà, per cui avrebbe molto più senso sostenere movimenti contadini quali i SEM Terra in Brasile o il Comitato di Unità Campesina in Guatemala, ma queste organizzazioni di certo non hanno le forze economiche per mettere in piedi un’ iniziativa di raccolta fondi qual’ è Jump e permettere di fare cassa.
    Proprio in Guatemala la United Fruit Brands International, oggi Chiquita, negli anni ’50 aveva intenzione di acquisire le terre destinate alla ridistribuzione popolare voluta dal neo-eletto democraticamente Arbenz, il cui governo però fu rovesciato dagli U.S.A. bollato come minaccia comunista, tant’ è che la United Fruits realizzò una pellicola su come si appropriava dei terreni guatemaltechi dal titolo ” Perchè il Cremlino odia le banane”.
    Pochi anni dopo iniziò una guerra civile in Guatemala che cessò solo nel 1996.
    Il tempo, nei confronti della Chiquita, è già stato fin troppo giudice, e di certo non si può parlare di innocenza. Con questa partnership state facendo cadere in prescrizione reati gravissimi di cui la multinazionale si è macchiata.
    Il perdono e la fiducia non si accordano a tutti.
    Un ex sostenitore.

    • Caro ex sostenitore,
      prima di tutto grazie per esserci stato accanto per tanti anni: è un segno di condivisione di valori che appreziamo molto.
      E sono proprio questi stessi valori che ci hanno spinto a intraprendere la partnership con Chiquita, ma evidentemente non a tutti è ancora chiaro, per questo il tuo commento è più che opportuno. La nostra decisione di affiancare Chiquita (in questo momento storico dell’azienda, non negli anni ’50), è perchè abbiamo colto l’opportunità di portare avanti la nostra missione a favore dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile. Quindi capirai che le notizie di criticità non fanno altro che giustificare la nostra azione: noi vogliamo influenzare positivamente l’azienda proprio grazie a questa scelta di forte complessità. COOPI ha da sempre avuto e avrà un approccio pragmatico ai problemi dello sviluppo e della lotta alla povertà, un approccio realistico che pone sempre al centro la missione dell’organizzazione, al disopra di qualunque altro elemento.

      Con Chiquita abbiamo avviato un percorso dove ognuno sta facendo e farà la propria parte, con reciproco vantaggio. Noi puntiamo a ottenere risorse, visibilità e ad avviare un lavoro congiunto sul campo (dalle visite alle piantagioni, all’avviamento di una esperienza diretta nell’ambito dell’empowerment e del capacity building delle popolazioni locali coinvolte nelle attività imprenditoriali dell’azienda). E inoltre questa attenzione mediatica dovuta all’esposizione mediatica che Chiquita ha ottenuto e voluto grazie alla partnership con COOPI, accende i riflettori sull’azienda “obbligandola” di fatto (molto più di prima) alla massima attenzione sulle tematiche della responsabilità sociale d’impresa.

      Tutto questo per noi significa realizzare la nostra mission: risorse economiche per i nostri progetti, visibilità per sensibilizzare più persone sulla nostra causa, azione concreta per sostenere lo sviluppo delle popolazioni del Sud del mondo.
      Insomma, non ci appartiene la categoria del “perdono” e del “passato” ma quella “dell’azione” e del “presente”. Noi vogliamo fare la nostra parte, con le nostre mani. Averti ancora al nostro fianco proprio a seguito di questa scelta “complessa”, sarebbe per noi un segnale importante. Ma rispettiamo la tua scelta, sperando di riuscire a farti cambiare presto opinione.
      Francesco Quistelli

  7. Gentile Berta Lerta,
    mi spiace che la presenza di Chiquita accanto a COOPI, abbia provocato questa sua reazione. Lavoro per questa azienda da circa 30 anni e ho seguito personalmente e dall’interno, tutte le tappe e le insidie di un processo di trasformazione che, ben lungi dall’essere concluso e completato, è per nostra volontà, sotto gli occhi del mondo. Il primo passo infatti, ancor prima dell’adozione e propedeutico all’adozione di standard concreti e misurabili, è stato quello di fare nostro uno stile di comunicazione trasparente. Una vera rivoluzione se pensiamo alla chiusura più o meno ermetica che ha caratterizzato il nostro sistema di relazioni esterne fino a pochi anni fa.
    Questo per dire che conserviamo memoria e lucida consapevolezza che la nostra storia sia indelebilmente legata ad episodi controversi che ne hanno pregiudicato l’immagine. Da questa pubblica ammissione siamo partiti nel 1992 quando fu presa la decisione di intraprendere a fianco di Rainforest Alliance, un percorso di riconversione delle pratiche produttive in chiave di rispetto e attenzione per l’uomo e gli eco-sistemi. Il secondo passo nel 1999, che lei anche cita, è l’adozione di Sa8000 come standard di riferimento in materia di lavoro. Entrambi i programmi di certificazione sono stati completati e, dal 2000, tutte le aziende agricole di proprietà in America Latina producono banane secondo il protocollo di Rainforest Alliance e, dal 2005, sui 14.000 lavoratori che vi operano, vigila il Social Accountability International. Il 90% circa dei nostri fornitori indipendenti è certificato a sua volta da Rainforest Alliance, mentre circa il 45% di loro è certificato Sa8000.
    Nel 2001, con la sigla dell’accordo quadro (IFA) con IUF e Colsiba, è stato compiuto un ulteriore e significativo passo in avanti nella testimonianza di un processo vero che l’azienda ha affrontato sin dall’inizio con l’obiettivo di migliorare la propria reputazione unicamente attraverso fatti concreti, progressi misurabili, monitoraggio e validazione delle performance da parte di soggetti indipendenti.
    Vorrei ora rispondere alle questioni da lei sollevate procedendoo nel loro ordine. In quanto all’ articolo pubblicato da Altra Economia nel 2005, immagino si riferisca a quello firmato da Silvia Ognibene pubblicato sul numero di Aprile. Se così fosse, allora le posso confermare che il viaggio per la giornalista è stato organizzato direttamente da noi e le garantisco che sia a lei che al fotografo che l’accompagnava, è stato concesso di visitare le nostre piantagioni, i centri di confezionamento, e di parlare liberamente con i nostri dipendenti. I trattamenti aerei vengono tuttora effettuati utilizzando il sistema di “Precision Agriculture” messo a punto da Chiquita, che utilizza un sofisticato sistema di rilevazione GPS e consente di irrorare i prodotti (solo quelli approvati dall’EPA e dalla UE) in modo mirato riducendone sensibilmente le quantità nel rispetto dei parametri fissati nel disciplinare di Rainforest Alliance. Oltre a questo e sempre in risposta alle regole dello standard, tutti i lavoratori vengono informati sul calendario dei trattamenti e tenuti lontani dalle aree interessate anche dopo la conclusione delle operazioni. Tutto questo non esclude a priori che la giornalista abbia potuto vedere qualcuno al lavoro sotto irrorazioni. Uno dei problemi più significativi che si è posto nella realizzazione delle prime fasi di adeguamento allo standard infatti, è stato quello del training dei lavoratori reso ancor più complesso in ragione della scarsa scolarizzazione e della percentuale elevata di analfabetismo. Dal 2005 ad oggi, la situazione è ulteriormente migliorata e i nostri lavoratori nelle piantagioni hanno completato tutti e con successo, il percorso di formazione.
    Sui fatti Colombiani ai quale accenna, la posizione di Chiquita è quella di un’azienda che insieme a molte altre in Colombia, è stata costretta a pagare sia le FARC che le AUC all’unico scopo di proteggere i propri lavoratori.
    Siamo stati l’obiettivo di ricatti brutali ed efficaci e dopo l’autodenuncia al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti avvenuta nel 2003, abbiamo deciso di vendere la nostra affiliata colombiana Banadex, siglando con IUF e Sintrainagro (il sindacato Colombiano) un accordo che garantiva ai lavoratori anche dopo la cessione dell’attività, l’applicazione degli standard di Rainforest Alliance, Sa8000 e EurepGap (oggi GlobalGap) da parte dei nuovi proprietari.
    Sul ritrovamento di armi sulla nave Otterloo nel 2001, è stata aperta un’inchiesta e un dipendente della nostra consociata colombiana Banadex, è stato detenuto per un breve periodo e poi rilasciato perchè ritenuto completamente estraneo ai fatti.
    Secondo la documentazione prodotta da OAS (Organizzazione degli Stati Americani) e dal procuratore generale colombiano, non esistono i presupposti per affermare che Chiquita sia coinvolta.
    Per il golpe in Guatemala nel 1954, le chiedo invece di accettare le ragioni di una storia controversa e colpevole ma anche sufficientemente lontana che riguarda Chiquita solo ed in quanto multinazionale americana. E’ passato molto tempo e gli errori anche se gravi, non possono costituire zavorra ad imperitura memoria. La loro elaborazione e il loro riconoscimento, devono invece trasformarsi in energia e slancio per il cambiamento.
    A COOPI tutto questo non è stato nascosto anzi, abbiamo messo a loro disposizione tutti i documenti che potevano essere utili per una ricognizione puntuale. A loro, più che un lavaggio ecologico, abbiamo chiesto di affiancarci nel ruolo di partner di stimolo per continuare nella strada del miglioramento. E’ su questa lunghezza che ci siamo sintonizzati.
    Resto volentieri a disposizione per qualsiasi richiesta di approfondimento.
    luciana luciani

  8. Innanzitutto vorrei ringraziare per avermi risposto, però ci tengo a fare alcune precisazioni.
    Per quanto riguarda l’ articolo di Silvia Ognibene, Luciana, lei ha perfettamente ragione.
    Infatti la giornalista ha effettuato un giro nelle piantagioni sia accompagnata dal personale Chiquita ( visita autorizzata ), sia dal sindacato e questa volta all’ insaputa della Chiquita, dove ha constatato diverse violazioni, tra cui lavoratori esposti al bombardamento aereo di pesticidi, ricordo dopo aver ottenuto la certificazione tanto vantata.
    Sono sicuro inoltre che i dipendenti vengano avvisati dei giorni in cui vengono effettuati i bombardamenti aerei con i pesticidi, ma di fatto essendo sottopagati sono costretti a lavorare anche in quelle ore.
    Qui indico anche un link di una persona che ha letto lo stesso articolo.
    http://lists.peacelink.it/consumatori/2005/04/msg00115.html

    Per quanto riguarda il pagamento di gruppi terroristici come le FARC e le AUC in Colombia innanzitutto non c’ è traccia di nessun pagamento effettuato dalla Chiquita o Banadex alle FARC( come sostenuto in risposta all’ accusa di aver pagato solo le AUC , essenso le FARC un gruppo paramilitare di estrema sinistra, comunque non presente nelle regioni interessate a questo caso), ma solo alle AUC, gruppo terroristico paramilitare di estrema destra.
    La vostra linea difensiva riguardo al pagamento di questi gruppi per salvaguardare la vita dei lavoratori dipendenti è smentita dal fatto che ben 144 famiglie colombiane vi abbiano chiesto un risarcimento milionario sostenendo di essere state vittime delle AUC, utilizzate per fare fuori chiunque interferisse nelle attività della multinazionale, e guarda caso la maggior parte di questi omicidi riguardano sindacalisti e persone iscritte ai sindacati.
    Del resto non mi aspetto un comportamento diverso da una multinazionale, poichè come sottolinea lei nella risposta precendente “conserviamo memoria e lucida consapevolezza che la nostra storia sia indelebilmente legata ad episodi controversi che ne hanno pregiudicato l’immagine. “Il problema è che io per episodi controversi intendo gravi violazioni dei diritti umani il cui risvolto più negativo non è certamente la cattiva immagine dell’ azienda, ma la morte di centinaia di migliaia di persone in tutti questi anni e la conduzione di un modello si sviluppo completamente insostenibile.
    Ciò che comunque mi sorprende è che COOPI abbia scelto di collaborare con voi; personalmente credo che la Chiquita dovrebbe rispettare le regole internazionalei in materia di lavoro e ambiente a priori, non perchè influenzata positivamente da COOPI.
    Ed inoltre non capisco che vantaggio stia traendo COOPI; un ONG con 35 mln di fatturato credo che possa essere in grado di organizzare un grande evento di raccolta fondi anche senza l’ aiuto economico della Chiquita e per quanto riguarda il ritorno d’ immagine sarà un totale fallimento poichè molte associazioni a breve non collaboreranno più con COOPI e molti volontari immagino siano rimasti scandalizzati da questa scelta.
    Spero non vi ritroviate ad affrontare un emergenza profughi singolare, ovvero quella dei vostri volontari….
    Altro che 10 e lode.
    P.S. Dicendo che COOPI accetterebbe pure i soldi di Hitler pur di salvare la vita di un bambino, caro Quistelli, fa passare l’ idea che esistano solo i soldi di Hitler, quando invece esistono tantissime aziende più responsabili della Chiquita…. un bravo fundraiser cerca di conciliare etica e raccolta fondi, specialmente in una ONG.

  9. Ciao a tutti,

    sul settimanale “Carta” è comparso un articolo che parla proprio della partnership COOPI-Chiquita. Vi si leggono notizie documentate, su eventi che non riguardano solo il passato, ma che al contrario sono assai recenti: e chiamano in causa il comportamento antisindacale di Chiquita. Chi, come me, ha letto quell’articolo si attende una risposta. Ve ne riporto alcuni stralci:

    «La linea difensiva è oramai chiara, ma le accuse continuano. A cominciare da James McEnteer, giornalista freelance: Chiquita Brands in Colombia avrebbe avuto un comportamento coerente con la lotta al “crimine” del presidente Uribe, che molto spesso confonde la tutela della sicurezza con la difesa degli interessi delle multinazionali. Secondo McEnteer nel biennio 2007-2008 sarebbe stati uccisi 80 sindacalisti, che allungano l’elenco di centinaia di uccisioni di attivisti per i diritti dei lavoratori avvenute negli ultimi cinque anni.

    Un’ombra di connivenza tra paramilitari e grandi marchi a cui non sfugge neanche la multinazionale delle banane, che ha recentemente ammesso di aver pagato 25 milioni di dollari a gruppi paramilitari, ufficialmente per evitare ritorsioni ai propri lavoratori.

    Una denuncia che ritorna nelle parole di Javier Orozco, sindacalista. Secondo rapporti oramai pubblici, il trattamento riservato al movimento sindacale colombiano somiglia molto a una guerra per tenere sotto controllo un movimento che chiede maggiori diritti, salari umani e sicurezza sul lavoro. Secondo Orozco si aspettano ancora risposte chiare di fronte alle denunce molto gravi contro la Chiquita, sui finanziamenti versati ai paramilitari che avrebbero ucciso almeno 800 persone nella regione Nord del Caribe colombiano.

    Le accuse non sembrano preoccupare più di tanto Ong come il Coopi, che ha scelto la multinazionale bananiera come partner.

    Uno dei “trucchi” per sradicare la povertà è cominciare a pagare salari dignitosi ai lavoratori, cosa che molte aziende (multinazionali e non) si rifiutano di fare. Sarebbe interessante capire da Coopi se nell’ambiente giusto che hanno immaginato c’è spazio per un salario dignitoso ai lavoratori di Chiquita, o una scheda esplicativa su stipendi e condizioni di lavoro nelle sue piantagioni. Attendiamo una risposta».
    L’articolo nella versione integrale si trova qui:
    http://www.carta.org/campagne/dal+mondo/15746

    Credo che la risposta non sia attesa solo dai redattori di Carta, ma da tutti coloro che vorrebbero una cooperazione vicina alle comunita’ e non agli interessi delle multinazionali.

    Resto dunque in attesa di un cortese riscontro.

    Sergio Bontempelli, Pisa
    http://www.sergiobontempelli.net

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