DALLA COLOMBIA I RIFUGIATI “INVISIBILI”, di Benedetta Botta.

Benedetta Botta, operatrice di COOPI in EcuadorIn occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno Benedetta Botta (nella foto) ci parla delle tensioni vissute lungo la frontiera Colombia-Ecuador e del progetto di COOPI per l’assistenza e l’integrazione dei rifugiati colombiani in territorio ecuadoriano. 1 marzo 2008. Angostura, provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia. Raúl Reyes, il Numero 2 delle FARC colombiane, con altre 21 persone, resta vittima di un bombardamento delle Forze Aeree Colombiane in territorio ecuatoriano. Si scatena una forte crisi diplomatica tra Ecuador e Colombia, fomentata da prese di posizione di vari Stati latinoamericani. “È un evento unico, mai successo”. 25 maggio 2008. Barranca Bermeja (nella foto), provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia. 4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Non faranno ritorno. Tra essi, un “richiedente asilo” e un rifugiato. Una famiglia viene graziata. woolrich women Gli abitanti della comunità sanno che non è finita cosí, e lasciano le loro case, addentrandosi nella selva. C’è una dichiarazione del Ministro degli Esteri ecuatoriano che ha (poco) riflesso a livello nazionale. “È un evento come tanti, succede spesso”. 30 maggio 2008. Puerto Nuevo, provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia. Chiedo spiegazioni ai militari ecuatoriani delle perquisizioni al veicolo del progetto ogni volta che passiamo, all’andata e al ritorno, da questa barriera di controllo ubicata a 20 km dalla comunità di frontiera dove lavoriamo. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”. “È una frase come tante, lo pensano sempre”. Il conflitto interno colombiano dura ormai da 40 anni. Se a livello internazionale si rassicura sul buon andamento della situazione, la realtá è molto lontana dall’offrire segnali favorevoli. Lo storico controllo della guerriglia delle FARC nel Sud della Colombia (Province di Nariño e Putumayo) è stato progressivamente scalzato dalla politica aggressiva del Governo colombiano di Uribe, che ha abbandonato la linea delle negoziazioni optando per l’intervento militare. La pressione sulla popolazione locale, giá forte in precedenza, si complica per la presenza di diversi gruppi armati (guerriglieri, paramilitari, esercito regolare colombiano), che lottano per il controllo del territorio e soprattutto delle risorse e dei traffici a esso relazionati. Per una famiglia di campesinos questa situazione diventa un costante rischio: appoggiare in qualunque modo, solo perchè non si hanno altre possibilitá, uno di questi gruppi, significa identificarsi ed esporsi di fronte agli altri. E interferire nell’interesse di una delle parti, implica scontrarsi con un apparato militare estremamente repressivo.

Ecuador, beneficiari di una delle comunità sostenute da COOPI.

Molte volte l’unica via per sfuggire a minacce, torture o morte è attraversare i fiumi che costituiscono la frontiera naturale tra la Colombia e il vicino Ecuador. Tra il 2000 e il 2007 si sono registrate in Ecuador 54.483 richieste di asilo, ma si stima che lungo la frontiera Nord vi siano 58.836 persone che, per differenti ragioni – principalmente il timore di essere identificate dalle autorità ecuatoriane – non richiedono lo status di “rifugiato” e preferiscono mantenersi in spazi di reti familiari, restando ai margini dei diritti riconosciuti alla popolazione rifugiata (dati UNHCR, 2008). Molte di queste persone si disperdono nel Nord dell’Ecuador, tra le province della frontiera Nord e la provincia attorno alla capitale Quito, in cerca di sicurezza e possibilità di lavoro. Molte altre, per mancanza di risorse economiche o per incapacità di intravedere un futuro differente al di fuori della realtá dove sempre hanno vissuto, restano nel cordone di frontiera ecuatoriano, rifugiandosi in piccole comunità rurali geograficamente isolate, dove neanche lo Stato è in grado di arrivare. È proprio in queste comunità che la popolazione sfollata si trova a dover fare i conti con le incursioni armate di “attori” colombiani, alla ricerca di informazioni e spesso di persone. COOPI è presente dal 2006 lungo il confine Colombia-Ecuador, con un progetto finanziato dall’Alto Commisionato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Le sedi del progetto sono le città ecuadoriane di Lago Agrio, Ibarra ed Esmeraldas, che garantiscono la copertura sulle cinque province di frontiera di Sucumbíos, Orellana, Imbabura, Carchi ed Esmeraldas. Le attività di COOPI sono orientate all’assistenza umanitaria e all’integrazione socio-economica dei rifugiati, alla promozione e all’esercizio dei loro diritti e all’appoggio comunitario, migliorando l’accesso ai servizi pubblici basilari e favorendo il dialogo tra rifugiati colombiani e popolazione locale ecuadoriana. Il progetto ha sostenuto negli ultimi due anni circa 50.000 beneficiari, fra rifugiati e popolazione autoctona. In collaborazione con UNHCR, dall’inizio del 2008 COOPI ha dedicato maggiori attenzioni alle zone piú vulnerabili delle cinque Province, soprattutto nelle piccole comunità rurali sulle rive dei fiumi che dividono Colombia ed Ecuador. In particolare nella provincia amazzonica di Sucumbíos – dove è concentrato il 50% degli “invisibili”, ossia della popolazione rifugiata non registrata, che resta a margine dei diritti – COOPI, UNHCR e altri partner hanno iniziato da gennaio un processo di diagnosi partecipato, finalizzato all’identificazione delle necessità della popolazione e alla raccolta di informazioni in una zona difficilmente accessibile. Si tratta di luoghi a volte mai visitati da nessuna organizzazione né istituzione statale, raggiungibili unicamente con ore di viaggio in canoe di legno a motore. In queste comunità le percentuali di popolazione “invisibile”, che necessita di assistenza umanitaria, oscillano fra il 50 e il 90%, e lo Stato ecuatoriano è quasi assente: non esistono servizi sanitari di base, mancano le possibilità di generare risorse economiche al di lá dell’autosussistenza, l’accesso all’istruzione primaria è molto limitato ed è pressoché inesistente la scuola secondaria. I maestri sono pochi e resistono non piú di qualche mese, mentre i bambini saltano le lezioni o attraversano il fiume ogni mattina per avvicinarsi a qualche scuola colombiana; dallo stesso corso d’acqua, ormai inquinato da fumigazioni e petroliere, la gente beve e i bambini muoiono ancora di malattia. In queste comunità, dimenticate dalle istituzioni, i gruppi armati colombiani hanno libertá di movimento, e replicano quasi indisturbati le stesse azioni militari compiute dall’altra parte del confine. A volte l’unica risorsa è entrare in traffici illegali, esponendosi a rischi altissimi e ottenendo comunque pochi benefici. Il lavoro di COOPI con le comunità ha portato alla stesura di programmi di Protezione e Integrazione Locale: si tratta di progetti orientati ai settori di salute, educazione e sviluppo comunitario, che si pongono l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della popolazione vulnerabile, favorire la creazione di reti di protezione e migliorare l’accesso ai diritti e ai servizi. La strategia alla base dei Programmi consiste nel coinvolgere e responsabilizzare le istituzioni e le organizzazioni locali per garantire una maggiore presenza dello Stato nel cordone di frontiera, con la speranza che, a lungo termine, ció possa diminuire la presenza di attori armati provenienti dal confine colombiano.

Buen Samaritano, un momento di lavoro in una comunitá sul Río Putumayo per un progetto di costruzione di sistemi di raccolta per l’acqua piovana.

Concretamente abbiamo rafforzato i piccoli centri sanitari locali e formato squadre di soccorso fluviale, istituendo un centro di salute mobile lungo il fiume. Abbiamo promosso pratiche d’igiene e salute nelle comunità, creato dei sistemi di raccolta dell’acqua piovana, e migliorato l’accesso all’istruzione primaria. I 5000 beneficiari diretti degli interventi in corso nel 2008 sono rifugiati colombiani, persone vittime del conflitto che necessitano di protezione e popolazione ecuatoriana locale. Parallelamente, in tutta la provincia di Sucumbíos, si appoggia la popolazione rifugiata con piccoli aiuti per iniziare attivitá economiche (grants) e si garantisce assistenza umanitaria nel Centro di Accoglienza della cittá di Lago Agrio. 1 marzo 2008. Angostura, provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia. Muore Raul Reyes, e altre 21 persone. Si scatena il pandemonio diplomatico. La gente delle comunità si chiede se succederà lo stesso in tutti i 120 accampamenti clandestini delle FARC, sparsi per la Frontiera. Ma non succede. E continua a vivere. 25 maggio 2008. Barranca Bermeja, provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia. Trascorriamo la giornata nella comunità per la selezione partecipa dei promotori di salute del progetto COOPI. Le due ragazze scelte sono contente, motivate. La comunità si mostra soddisfatta, interessata. Ce ne andiamo alle 17.00. Un’ora dopo, 4 famiglie della comunitá sono maltrattate e torturate da un operativo dell’esercito nazionale colombiano, e 3 capifamiglia vengono portati dall’altro lato del fiume. Uno di loro aveva sollecitato aiuto nel nostro ufficio, cinque giorni prima. cheap mu legend redzen La famiglia sopravvissuta arriva durante la notte al Centro di Accoglienza gestito da COOPI, verrá spostata in un luogo sicuro. 30 maggio 2008. Puerto Nuevo, provincia di Sucumbíos, Ecuador, frontiera con la Colombia. “Signorina, è per verificare che tutto sia uguale e sotto controllo, quando lei ritornerá nel Paese”. Ritornata in macchina, percorrendo i 20 km che mi separano dal fiume che ci divide dalla Colombia, penso che non ho passato nessuna frontiera, che sono ancora in Ecuador. È in questa Terra di Nessuno che il conflitto è vivo e caldo. È in questa Terra di Nessuno che continuiamo a lavorare. Ed è in questa Terra di Nessuno che quest’anno celebriamo il 20 di giugno, Giornata Mondiale dei Rifugiati. Benedetta Botta, Capo progetto di COOPI nella provincia di Sucumbíos, Ecuador. _______________________________________________________ Aiutaci ad andare avanti, sostieni l’intervento di COOPI in Ecuador: * c/c postale 990200 – IBAN IT53P0760101600000000990200 – BIC/SWIFT BPPIITRRXXX – intestato a COOPI-Cooperazione internazionale, via De Lemene 50, 20151 Milano. * c/c bancario numero 000000102369 Banca Popolare Etica – filiale di Milano – 20129, via Spallanzani 16 (ingresso via Melzo) – ABI 05018 CAB 01600 – IBAN IT 06 R 05018 01600 000000102369 CIN R – SWIFT/BIC CCRTIT2184B – intestato a: COOPI – Cooperazione internazionale, via De Lemene 50, 20151 Milano. In entrambi i casi indicare la causale: “Rifugiati Ecuador” * oppure on-line, scegliendo la causale: “Fondo emergenze COOPI” e specificando nel campo note Rifugiati Ecuador”. Dona ora, clicca qui.

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4 Replies to “DALLA COLOMBIA I RIFUGIATI “INVISIBILI”, di Benedetta Botta.”

  1. Sono Ugo,un’operatore del CIR di Napoli.
    Mi piacerebbe conoscere dettagliatamente le dinamiche del progetto per i rfugiati in Ecuador.
    Si può anche inviare un C.V. per candidarsi a delle vacancy??
    Sicuro in un positivo riscontro porgo distinti saluti

  2. Ciao Ugo, sono Alessandro, responsabile delle Risorse Umane di COOPI. Volevo rispondere alla tua richiesta di informazioni per candidarti con noi. Il mio consiglio è quello di monitorare costantemente le posizioni aperte sul nostro sito : http://www.coopi.org e selezionare la voce: “lavoro e formazione”. Qui troverai costantemente aggiornate le vacancy relative alle posizione aperte, per i collaboratori, di cui COOPI è alla ricerca, oltre alle descrizione delle modalità per inviare la propria candidatura.
    Nella speranza che il tuo curriculum corrisponda ad uno dei profili professionali che ricerchiamo in questo periodo, ti faccio un grosso “in bocca al lupo”. Un saluto. Alessandro P.

  3. Dura y clara la vision, muy descriptiva, aunque creo que alguna risa y un poco de vida buena tambien existe entre los lugareños.

  4. Ciao…ieri (21.05.2011) ho visto in sky tg24 lo speciale sulla Colombia.
    grazie, continuate così state facendo un ottimo lavoro di informazione.
    Mauricio