COOPI in Paraguay, per combattere la siccità

Due bambine prendono l'acqua dal pozzo
Due bambine prendono l'acqua dal pozzo

Lo sfruttamento senza regole del territorio, l’agricoltura intensiva e la siccità stanno mettendo a dura prova l’ecosistema del chaco paraguayano. Le risorse idriche scarseggiano, la situazione sanitaria si è aggravata e molti abitanti vivono in condizioni di estrema povertà. COOPI , all’interno di un’azione coordinata da Echo, sta portando avanti diversi interventi, per costruire sistemi di approvigionamento dell’acqua e per assicurare migliori condizioni sanitarie alla popolazione. Il racconto del nostro responsabile paese Giuseppe Polini.


LA STORIA


Il significato del termine Chaco deriva da “Chacu”, una parola di origine quechua che significa “zona di caccia”. Questo nome era stato dato ad una regione che presentava una ricca varietà di fauna selvatica, e una fonte di carne per l’impero incaico e le popolazioni vicine. Le regioni altipianiche, ricche di minerali, scarseggiavano di carne, riservata ai nobili e alla corte dell’imperatore.


L’operazione di caccia, che si svolgeva ogni quattro anni, impegnava circa 40.000 uomini: dai 20 mila ai 4 mila capi di bestiame venivano poi trasportati come carne essiccata verso l’Impero Inca. Per questo il Chaco era considerato una miniera di cibo sia per i nativi che per le nazioni vicine.

Inizialmente gli Incas tentarono di colonizzare il Chaco per espandere il loro impero, ma le difficoltà  che incontrarono  (il suolo arido, la mancanza di acqua sotterranea, la presenza di vegetazione spinosa, il gran caldo) scoraggiarono tale progetto e il Chaco rimase solo “una grande regione per cacciare”.


chaco-naturaLA NATURA


Il Chaco copre più di 260.000 chilometri quadrati e comprende la palude più grande del mondo, il Pantanal del Brasile, la giungla semitropicale del Paraguay orientale, la pampa erbosa dell’ Argentina e le alte montagne  delle Ande.


Il Chaco è situato nella regione occidentale del Paraguay è una delle zone più inospitali dell’America del Sud, questo “inferno verde caratterizzato da condizioni climatiche estreme (la temperatura raggiunge facilmente i 45 °C) rendono le condizioni di vita della popolazione, maggiormente indigena al limite della sopravvivenza.


LA POPOLAZIONE


Dal punto di vista socio-culturale vi abitano popolazioni con diverse espressioni linguistiche e culturali. Sono classificati dagli antropologi secondo famiglie linguistiche: Zamuco, Mataco-Mataguayo e Guaycuru Maskoy, che comprendono 13 diversi gruppi etnici. Si calcola che siano circa 45.000 gli indigeni che attualmente popolano il Chaco paraguaiano. La maggior parte di questi gruppi  sono matrilineari. Le donne procurano la legna, preparano il fuoco, si occupano della cucina e dell’ approvvigionamento dell’acqua; l’uomo va a caccia e a pesca e raccoglie il miele.


Le migrazioni degli indigeni del Chaco sono fortemente influenzate da fattori economici: gli uomini lavorano come manovali e lavoratori giornalieri nelle grandi fattorie dei latifondisti e soprattutto come mano d’opera a bassissimo costo presso i menoniti

Gli indigeni di fatto sono sfruttati, basti pensare che la paga media mensile è di 500.000 guaraníes (80 €) ben al di sotto del salario minimo dei 250 € stabilito dal governo. Spesso questi miseri 80 € sono una chimera perché il più delle volte sono pagati con vecchie cianfrusaglie o con il cibo chaco-donnacomperato a prezzo maggiorato nei negozi degli stessi menoniti.


Tra gli indigeni le relazioni comunitarie sono basicamente egualitarie, anche se esistono dei ruoli che comportano maggior potere come essere un leader, pastore o “sciamano” (anche se negli ultimi tempi il potere di quest’ultimo è abbastanza decaduto a causa dell’influenza del cristianesimo).

Nella cultura indigena il leader è una figura importante nella comunità; il suo ruolo è quello di dialogare, orientare e trovare soluzioni che portino benefici a tutti gli abitanti, è il nesso con il mondo esterno.


Una produzione importante è l’artigianato destinato alla vendita, che genera piccole entrate finanziarie e al tempo stesso aiuta a mantenere un legame con la tradizione, a religione e l’ appartenenza etnica. Ad esempio nella società degli Ayoreo la realizzazione di oggetti d’artigianato da parte delle donne, dà loro “prestigio”, ed è sinonimo di potere nelle società egualitaria indigena.


chaco-bambiniIl sistema di valori, comuni a diversi gruppi etnici, enfatizzando l’uguaglianza. Nelle comunità indigene vige un senso di condivisione e la generosità di tutti i membri del gruppo, in particolare i familiari hanno il diritto di usufruire dei beni ottenuti attraverso il lavoro di ciascun membro.


GLI ANIMALI

Anche se il Chaco occupa il 60 per cento del territorio del Paraguay, è abitato da solo il 2,5 per cento della popolazione del paese – circa 300.000 persone. Inferno verde per gli umani, è una mecca per la fauna selvatica. Più di 100 specie di mammiferi abitano la regione, come il tapiro, tre specie del pecari preistorici, incluso il taguan in via di estinzione – puma, formichieri, giaguari, e l’enorme roditore chiamato capibara.


Ci sono anche nove specie di armadilli, tra i quali il raro armadillo gigante. Le zone umide del Chaco attirano più di 400 specie di uccelli, sette delle quali non si trovano in nessun altro luogo al mondo. Il nandù, simile allo struzzo, è nativo del Chaco. I fenicotteri rosa sono numerosi e si nutrono delle lumache e insetti che popolano le acque poco profonde delle lagune. Circola una battuta che dice che gli animali si lamentarono con Dio perché in ogni luogo dove andavano la gente li cacciava ed erano sempre costretti a fuggire; allora Dio gli disse loro che c’era un solo posto dove l’uomo non poteva sopravvivere e questo luogo era il Chaco.Da quel tempo però molte cose sono cambiatE.


SICCITA’ E POVERTA’


La pressione per sviluppare la regione si è fatta sempre più massiva dovuta anche all’aumento della popolazione nella parte orientale del Paraguay, la paraguay-siccitapavimentazione del percorso Transchaco fino al confine con la Bolivia ha aperto una nuova rotta per l’esportazione via il mare dei prodotti agricoli nel sud-est del Brasile, ciò ha notevolmente aumentato il traffico di camion lungo questo percorso, alterato in modo permanente un sistema ecologico molto sensibile.



Grandi allevatori desiderosi di possedere terra, molti dei quali provenienti dal Brasile, hanno iniziato a comprare a infimi prezzi grandi estensioni di terra, disboscando territori ad un ritmo allarmante, questo aggiunto alla meccanizzazione agricola dei menoniti ha causato l’erosione dei suoli la salinizzazione delle acque e la conseguente desertificazione.


Un altro problema è rappresentato dalla battute di caccia sfrenata condotte da gente proveniente dalla capitale Asunción che spinge sempre più gli animali a inoltrasi in zone più lontane di difficile accesso mettendo in pericolo la disponibilità di cibo degli indigeni, popoli di cacciatori e recollettori.


A causa di questi fattori che hanno sconvolto l’ecosistema, il Chaco paraguaiano è afflitto da siccità cicliche, quest’anno più intensa degli anni precedenti; da più di otto mesi non piove, i pochi raccolti sono stati bruciati dal calore eccessivo, da tempo le poche riserve d’acqua sono ormai esaurite e l’unica possibilità è il non constante e scarso approvvigionamento di acqua tramite cisterne fornite dal governo locale che devono percorrere più di 150 km per raggiungere il fiume Paraguay, unico punto d’acqua disponibile.


La siccità ha causato un aggravio delle pessime condizioni sanitarie esistenti con l’insorgere di malattie intestinali, già sette bambini sono morti per complicazioni dovute alla mancanza d’acqua. A parte la distruzione della diversità biologica gli abitanti hanno perso la base economica della loro esistenza e attualmente vivono in estrema povertà rispetto al resto del paese; considerando che il Paraguay dopo la Bolivia è il paese più povero dell’America del Sud. Davanti a una simile calamità il governo ha decretato l’emergenza nazionale e fatto appello alle istituzioni internazionale per ricevere aiuti per superare la crisi


L’INTERVENTO DI  COOPI


paraguay-aiuti

L’L’Unione Europea, attraverso ECHO, sta cercando di dare una risposta all’attuale emergenza, con un intervento coordinato che raggruppa cinque diverse organizzazioni non governative.Tra queste c’è anche COOPI, che sta intervenendo a diversi livelli. Innanzitutto con la ristrutturazione e la costruzione di sistemi per l’approvvigionamento d’acqua con particolare attenzione alla sostenibilità delle infrastrutture realizzate formando e installando capacità per il mantenimento delle opere realizzate. Sono previste la costruzione di 60 cisterne, lo scavo di pozzi forniti di relative pompe manuali e la realizzazione di un centro per lo stoccaggio dell’acqua per far fronte ad eventuali altre siccità.

In secondo luogo COOPI sta portando avanti una continua e importante formazione in igiene per evitare le numerose malattie legate all’uso di acqua contaminatata. Sta inoltre distribuendo kit di igiene e di recipienti per il trasporto dell’acqua.

L’intervento beneficerà 36 comunità indigene per un totale di 10.000 abitanti e durerà sei mesi, da novembre 2008 a maggio 2009.


[1]I menoniti sono un gruppo religioso di origine tedesca, che si rifanno ad un cristianesimo primitivo, si stabilirono in Paraguay a partire del 1930 sia per sfuggire alle persecuzioni religiose sia alla ricerca di un luogo dove poter praticare la loro religione. Situati nella regione del nord del Chaco, in poche decadi hanno creato dal nulla una delle realtà più dinamiche del Paraguay. Basandosi sull’ organizzazione sociale delle cooperative, hanno in pratica monopolizzato il mercato nazionale del latte e dei suoi derivati e sviluppato una forte agricoltura meccanizzata. Attualmente si contano circa 25.000 abitanti di origine menonita, parlano un tedesco antico e le relazioni sociali e i matrimoni avvengono all’interno del gruppo religioso. Non vi e nessun legame di parentela con gli altri abitanti paraguaiani. La lingua, le idee, i costumi, le stesse costruzioni menonita-tedesche appaiono fuori luogo in un paese sudamericano così caloroso come il Paraguay.

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3 Replies to “COOPI in Paraguay, per combattere la siccità”

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  2. Ho letto con interesse il vostro articolo. Io e la mia famiglia appoggiamo da molti anni i missionari redentoristi in Paraguay per lo sviluppo delle scuole anche attraverso affidi a distanza di bambini e scuole. Mando il vostro studio agli amici di Carapaguà e Pilar così sanno di voi. Il prossimo anno, se possibile veniamo a trovarvi durante la nostra visita in Paraguay. Da molti anni appoggiamo Coopi come supporto al progetto PARADA, a Bucarest.
    Buon lavoro
    Gloria

  3. Io appartengo al “gruppo amici di Cardenio ”
    che ” sostiene con piccoli contributi in denaro
    la scuole di gnu’ apua’ nei pressi di Toro pampa( circa 20 km ) nel chaco paraguayo . Due del nostro gruppo sono alla scuola in qesto periodo per avviare un filtro per l’acqua potabile che viene pompata dai takamar . Gradirei conoscere se i vostri interventi sull’acqua sono nella zona della scuola di gnu’ apua’ perche’ a noi risulta che non ci sia che acqua salata nel sottosuolo e che bisogna arrangiarsi con l’acqua piovana .
    Grazie se poteste mettermi in contatto con qualcuno esperto in questa tematica e che ha fatto concrete esperienze nel chaco.
    a risentirci
    Attilio

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