VICARIO DI COOPI, COOPERANTE PER VOCAZIONE

Intervista realizzata da Elisa Anzolin.

Tiziana Vicario al fianco di Antonio Guterres, Alto Commissario della Nazioni Unite per i Rifugiati, in visita alla frontiera Ecuador-Colombia.
Tiziana Vicario al fianco di Antonio Guterres, Alto Commissario della Nazioni Unite per i Rifugiati, in visita alla frontiera Ecuador-Colombia.

È difficile fare il cooperante, ma se ci metti l’animo ti ripaga di tutto, ti rende davvero felice”. Lo sa bene Tiziana Vicario, 30 anni, cooperante dell’organizzazione non governativa COOPI – Cooperazione internazionale, che da tre anni vive in Ecuador. Dopo essersi laureata in Scienze diplomatiche e internazionali all’università di Forlì, è partita per lo Zambia con il Servizio civile internazionale e ha frequentato il master in aiuti umanitari organizzato dalla Commissione europea tra Bilbao e Bruxelles. Un percorso che l’ha portata dalla provincia di Messina, dove è cresciuta, all’America Latina.“Il master prevedeva uno stage – racconta Tiziana – mi sarebbe piaciuto tornare in Argentina dove ero già stata per scrivere la tesi, ma alla fine sono finita in Ecuador”.

Di che cosa ti occupavi?
Avevo scritto la tesi di master sulla prevenzione dei disastri e così i primi due mesi mi sono occupata della progettazione di un piano di emergenza. In questo periodo sono entrata in contatto con l’ong COOPI, che mi ha chiesto di rimanere. Con COOPI ho lavorato nella zona di confine a un progetto per l’integrazione dei rifugiati colombiani, fuggiti dal loro paese a causa della guerra. La popolazione ecuadoriana ha infatti un’immagine spesso stereotipata dei colombiani, visti come immigrati che delinquono e spacciano, fatto che porta anche a pesanti discriminazioni. Poi, sono passata a un progetto per rafforzare la capacità delle istituzioni e della popolazione di un piccolo paese sulla costa di rispondere alle emergenze e ai disastri naturali.

Perché hai scelto di fare questo lavoro?
C’è stato un preciso momento in cui ho capito che questa era la mia strada. Ero in Argentina per scrivere la tesi di laurea, era il 2002, l’anno dopo la grande crisi che ha colpito il paese. Ci sono stati episodi di guerriglia urbana in città e in quel momento mi sono resa conto che non potevo vivere la storia attraverso la televisione, ma fare uno sforzo in più per capire e fare qualcosa nel mio piccolo.

Sei arrivata da pochi giorni e la prossima settimana già riparti. E’ difficile fare questo mestiere che per lunghi periodi ti porta in luoghi spesso lontani e ti fa cambiare spesso città e progetto?
È difficile fare il cooperante soprattutto perché a volte ti coglie un senso di impotenza di fronte a quello che vedi, come mi era successo in Africa, o perché devi prendere delle decisioni che possono cambiare la vita a delle persone. È difficile prendere le distanze da certe situazioni. Ma al di là di questo è un lavoro che mi rende davvero felice, è un po’ una vocazione.

Elisa Anzolin.

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