AGENCE DE L’ORIENTAL E COOPI INSIEME PER RILANCIARE L’ARTIGIANATO DI NADOR

Intervista realizzata da Lara Palmisano

Hannou El Kabir
Hannou El Kabir

L’Agence de l’Oriental di Nador è nata nel maggio 2006 grazie all’iniziativa reale per uno sviluppo sostenibile della regione marocchina Orientale. Apertura allo spazio euromediterraneo, sostegno alle infrastrutture economiche e finanziarie, miglioramento delle condizioni di vita della popolazione marocchina, lotta alla povertà e alla discriminazione sociale, sviluppo di poli di competenze e di competitività sono solo alcune delle attività che l’Agenzia governativa intraprende quotidianamente in Marocco.
Dal 2004 l’Agence de l’Oriental è partner di COOPI – Cooperazione Internazionale, per il progetto di appoggio alla strutturazione ed al rafforzamento del settore artigianale della provincia di Nador.
Hannou El Kabir, il rappresentante dell’Agenzia dell’Orientale, è stato a Milano per partecipare alla settimana di formazione sul commercio equo e solidale, organizzata da COOPI, in collaborazione con la Cooperativa Chico Mendes. Abbiamo colto l’occasione per incontrarlo e per parlare insieme del progetto.

· Come è nata la partnership fra COOPI e l’Agence de l’Oriental? In cosa consiste lo sguardo comune fra i due organismi?

Nel 2002 lavoravo al Ministre marocain de l’Aménagement du territoire. Quell’anno c’è stato un seminario a Beni Mellal sull’immigrazione organizzato da COOPI a cui io ho partecipato per fare un intervento sulla migrazione marocchina. Ho avuto modo, quindi, di conoscere ed apprezzare COOPI direttamente. Quando poi mi hanno proposto di lavorare all’Orientale ho ripensato alla possibilità di collaborare su un progetto.

· Perché un progetto sull’artigianato? Quali sono le problematiche e le opportunità di questo settore in Marocco?

Un progetto sull’artigianato è consono ai nostri obiettivi perché è un settore portante per la regione dell’Orientale e per il suo sviluppo socio economico. In tutta questa area mancano le industrie e l’artigianato ha un forte potenziale essendoci manodopera e materia prima. C’è bisogno però di “riorientare gli artigiani” e ripensare con i designer a migliorare i prodotti. Per fare un esempio spicciolo: come fare tappeti più leggeri affinché si possano trasportare agevolmente?
Il problema in Marocco è che finora abbiamo seguito “lo spirito del produttore” e non l’evoluzione del consumatore. Altro problema è la mentalità associata all’evoluzione della società. Prima, ad esempio, le donne ricamavano molto. Ora di meno perché le ore di lavoro non vengono ricompensate economicamente, c’è la concorrenza del lavoro a macchina, si guadagna poco e si lavora tanto. I giovani non si avvicinano più al settore, pensano all’Europa e diminuisce sempre più il numero degli artigiani.
C’è dunque una sorta di “emergenza artigianato” nonostante la grande potenzialità, la lunga tradizione e la presenza di materie prime. Bisogna far sì che non sparisca, incitando anche finanziariamente. E Con COOPI già lo stiamo facendo: far spiegare da dei designer agli artigiani marocchini come, senza trascurare la tradizione, seguire la “moda” e l’evoluzione del mercato permette a questi ultimi di guadagnare di più e quindi di non emigrare, restando ancora custodi di quest’arte secolare.

· Come sta andando il progetto a Nador?

COOPI ha fatto tanta formazione in loco e ha distribuito kit e materiali per realizzare i prodotti seguendo le nuove tendenze. Il che è eccellente. C’è bisogno però in futuro di continuare il lavoro per poter concretizzare quanto è stato fatto affinché non resti un mero ricordo. Creare qualcosa che lasci fisicamente il segno, come una boutique, esposizioni ecc, onde evitare che siano in pochi gli artigiani ad approfondire quanto imparato.

· Particolari difficoltà e soddisfazioni incontrate?

Difficoltà linguistiche sicuramente: molti degli artigiani coinvolti non parlavano né arabo, né francese, bensì berbero. Traduttori ne abbiamo trovati, ma restava comunque un ostacolo ad una totale intesa.
Altre difficoltà riscontrate sono state spesso di tipo logistico: non sempre è stato facile raggiungere gli artigiani perché alle volte vivono in luoghi non ben collegati.
Certe volte poi è stato impegnativo far capire alla gente che non si poteva partecipare a tutti i corsi di formazione indistintamente!
Tra le soddisfazioni sicuramente posso annoverare il gran numero di artigiani formati ed “equipaggiati” di materiale ad hoc, ma anche tanti giovani sensibilizzati per affrontare l’artigianato con un “atteggiamento vincente” che non resti confinato ad una vecchia visione del commercio che non esiste più. Si è fatto leva anche su internet perché può essere un ottimo modo per commercializzare i prodotti artigianali.


· Il commercio equo e solidale in Marocco può essere un utile sbocco per i prodotti dell’artigianato?

Se COOPI aiuta, per esempio fungendo da intermediario fra l’Italia e il Marocco, può essere un ottimo sbocco per il nostro artigianato. Chi meglio degli italiani può dirci cosa piace in Italia?!

I partecipanti al corso: Zeroil Allal, Haddad El Hassane, Fardi Hicham, Hassan Nicer, Mohammed Tadlaoui, Hassan Bouadil, Hannou El Kebir, Karbilla Fayrouze, Fettouma Zerhouni
I partecipanti al corso: Zeroil Allal, Haddad El Hassane, Fardi Hicham, Hassan Nicer, Mohammed Tadlaoui, Hassan Bouadil, Hannou El Kebir, Karbilla Fayrouze, Fettouma Zerhouni

· Considerazioni sul corso di formazione sul commercio equo e solidale tenuto a Milano?

L’équipe del corso è ottima: ben assortita di rappresentanti di diverse realtà che insieme possono dar vita a qualcosa di buono, sinergicamente. In primis vogliamo stilare un rapporto su quanto appreso in questi giorni e quindi su quello che c’è da fare in Marocco. Sì, perché questo corso ha “formato dei formatori” che devono diffondere le conoscenze apprese qui e metterle in pratica dove possibile. Soprattutto bisogna spiegare agli artigiani cosa devono fare. Non deve interrompere qui il ciclo di informazioni e pratiche.

· Progetti post corso?

Chissà, magari la nascita di una boutique a Nador, città di transito per marocchini ed europei, ma anche nelle più turistiche Casablanca, Marrakech, Fès…

Grazie Hannou e buon ritorno in Marocco
Lara Palmisano

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