Le ONG e la Comunicazione

Intervista a Luciano Scalettari realizzata da Lara Palmisano

Luciano Scalettari

Il 18 settembre 2009 si è conclusa la prima edizione di “NGO WORLD VIDEOS – Reportage dal Sud del mondo”: il concorso per cortometraggi di comunicazione sociale lanciato da COOPI – Cooperazione Internazionale e dal Milano Film Festival.

Luciano Scalettari – giornalista di Famiglia Cristiana ha fatto parte della giuria, insieme ad Alessandra Speciale – direttore del Festival del Cinema Africano e a Ugo Panella – fotografo.

Abbiamo colto l’occasione per porgergli delle domande sulla comunicazione e sulla cooperazione.

  • Quanto è importante per una ONG comunicare?

Il peso della comunicazione è sempre più rilevante. Le principali Ong tendono a fare una comunicazione sempre più mirata e intensa. Questa esigenza sta crescendo in relazione a:  fundrising, dati i fondi pubblici dai rubinetti sempre più chiusi; panorama italiano delle ONG molto affollato (tante piccole ONG, a differenza dell’estero, dove sono di meno, ma più grandi); credibilità che devono avere – oltre alla visibilità – sia presso i propri sostenitori che nel grande pubblico.

  • E la comunicazione visiva?

Noi siamo video-dipendenti. L’immagine è il mezzo che penetra di più, che riesce a far emergere meglio le problematiche. Ad oggi tutto passa attraverso il video perché colpisce. E di questo le ONG non possono non tenerne conto.

Le strategie usate sono diverse. Alcune usano eventi di comunicazione per il grande pubblico, passando per la televisione –  il mezzo più emotivo, più immediato – che riesce ad avere una risposta immediata – pensiamo ai messaggi con i quali si dona un euro per esempio.  Altre attività riescono a creare invece un  senso di amicizia e fidelizzazione più duraturo, ma più intimo – eventi, newsletter, etc. Cosa paga di più? Forse un mix di entrambe.

Per quanto riguarda i documentari, possono essere degli utilissimi materiali di approfondimento, e hanno una forte capacità divulgativa, ma spesso hanno il difetto di essere poco “giornalistici”, nel senso di poco incisivi.

Un taglio interessante dei video può essere quello dei 4-5 minuti – che tra l’altro è quello che si sta diffondendo su internet –  e può servire anche in televisione, come servizio breve. Il taglio dei cortometraggi partecipanti all’NGO World Videos (10-15 minuti), invece, è più da approfondimento. Tale durata permette di articolare meglio un discorso: non è lo spot che deve puntare molto su risorse estremamente emozionali, né un lungometraggio.

I reportage di taglio maggiore (40 minuti  per esempio) hanno a disposizione più tempo, quindi il discorso si può spostare più articolatamente dall’attività di un’ONG a tutta una situazione, o parte, di un paese.

  • Il ruolo delle ONG nella comunicazione visiva?

È auspicabile un intensificarsi del lavoro di reportage ad opera delle ONG nei vari paesi del Sud del mondo. Siamo in un momento in cui si parla sempre meno degli esteri e a spot, cioè in maniera decontestualizzata. Le ONG hanno le potenzialità per contribuire ad invertire una tendenza preoccupante, che diventerà un problema. Il problema della disinformazione. L’”italiano” sa poco degli esteri. È un fatto strano, tra l’altro, data la “generosità” che il nostro popolo dimostra come volontariato e impegno sociale. Pensiamo anche solo al sostegno a distanza: in Italia è molto partecipato. C’è dunque una disponibilità al gesto concreto nel nostro paese, ma poca informazione. E le ONG possono intervenire in questo senso. Non conoscere i contesti, infatti, è un problema grave. Un conto è sostenere un bambino in Darfur essendo cosciente della situazione nel paese, un conto è sentirsi chiedere dei “soldi per un bambino africano”.

  • Punti di forza e di debolezza nei reportage delle ONG?

I cortometraggi possono rientrare sia nell’ambito del marketing/raccolta fondi che di informazione più in generale. Il know-how di chi opera in un’ONG è specifico e importante. Il problema è che spesso non si riesce a darne una connotazione giornalistica, cioè cogliere l’elemento che fa notizia e comunicarlo con efficacia. Spesso si usa un linguaggio troppo da “addetto ai lavori” che rischia di non coinvolgere e soprattutto di non farsi comprendere. E quindi notizie e progetti importanti rischiano di passare in sordina, o di non passare per niente, perché poco comprensibili e in questo senso spesso autoreferenziali. Bisogna riuscire a comunicare, a rendere efficace quello che le ONG sanno fare e fanno. Le potenzialità delle ONG sono molto alte, ma c’è molto di inespresso.

  • Quanto incidono i videoreportage nella sensibilizzazione e di coscientizzazione del pubblico verso i problemi globali?

Ad oggi purtroppo quasi niente: ne vengono fatti molti, ma nessuno li vede. Vengono trasmessi poco dai canali televisivi e non in orari di grande ascolto. Spesso i media tendono a metterli in secondo piano, a favore di altra informazioni. Non dovrebbe essere così invece! Il mondo sta cambiando e le ONG seguono questa evoluzione e la documentano. C’è un estremo bisogno di sapere, di conoscere le tematiche del Sud del mondo. Sono queste infatti che incideranno nel medio periodo nella nostra vita. Il razzismo per esempio nasce dalla non conoscenza. Da parte dei media dare poca visibilità a questi argomenti è un grosso atto di miopia. I videoreportage delle ONG potrebbero servire molto per accorciare le distanze culturali fra Nord e Sud del mondo. Possono essere degli  strumenti di comprensione molto forti ed efficaci: le ONG hanno un potenziale informativo molto forte e i cooperanti sanno leggerlo molto bene. Comunicazione e cooperazione devono entrare dunque in un circolo virtuoso.

  • Secondo lei, l’NGO World Videos può essere utile per rilanciare e far passare i documentari sociali migliori? Può stimolare la produzione culturale in questo senso?

Assolutamente sì. È un’idea molto intelligente che stimola in questa direzione altre ONG e registi. Eventi di questo genere favoriscono la produzione di documentari sociali, attirano l’attenzione dei media e sensibilizzano il pubblico. Importante anche la scelta di inserire il concorso all’interno del Milano Film Festival: una manifestazione molto importante e culturalmente ricca. L’NGO World Videos ha il merito senz’altro di attirare l’attenzione sul particolare fenomeno dei videoreportage su tematiche del Sud del mondo. Ben venga l’NGO World Videos e che cresca sempre più!

Grazie Luciano!

Lara Palmisano

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One Reply to “Le ONG e la Comunicazione”

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