TORNANDO DA HAITI

Intervista a Marco Ferloni e a Bruno Clerici realizzata da Lara Palmisano

Marco Ferloni e Bruno Clerici

Marco Ferloni e Bruno Clerici sono i due cooperanti di COOPI – Cooperazione Internazionale appena tornati da Haiti. Vi sono stati dal 23 gennaio al 25 febbraio 2010 per intervenire in supporto agli sfollati e a sostegno delle comunità colpite dal terremoto che ha devastato l’isola il 12 gennaio di quest’anno. Oggi sono passati dalla nostra sede a Milano.

Ciao ragazzi. Da quanto tempo lavorate nella cooperazione internazionale e quale percorso vi ha portato ad Haiti?

Marco:

Lavoro nella cooperazione internazionale in generale e con COOPI in particolare dal 1994. Un interesse e una passione che si sono accresciute sempre più negli anni.

Tutto è nato da una collaborazione in sede, che poi è sfociata in un programma di quattro mesi, che a sua volta è stato rideclinato in un altro progetto e poi in altro ancora! Senza fermarmi mai: Italia, Montenegro, Uganda…

Da circa un anno vivo in Inghilterra per seguire il Master “Disaster Management and Sustainable Development” alla Northumbria University di Newcastle.

E il 21 gennaio stavo giusto scrivendo la mia tesi quando mi è arrivata una telefonata da COOPI, in cui mi chiedevano di partire per Haiti entro 48 ore. Sì, sì. Assolutamente sì.

Bruno:

Il mio impegno per la cooperazione internazionale è iniziato concretamente nel 1998, quando sono stato in Repubblica Centro Africana come volontario. Come logista poi sono partito per l’Angola nel 2001 e per il Niger nel 2002. Nel 2003 è iniziata la mia collaborazione con COOPI, per la quale sono stato due anni in Ciad e quattro in Republica Democratica del Congo. A metà gennaio ero in ferie in Kenya dall’ultima missione in RDC. Era un venerdì quando mi hanno proposto di agire per Haiti. Che dire? Il lunedì mattina ero già in sede in Italia per prepararmi alla partenza!

Prime impressioni avute arrivando ad Haiti?

Marco e Bruno:

Dal punto di vista esteriore/estetico è incredibile: arrivi a Santo Domingo e vedi i Caraibi,  arrivi ad Haiti e sei in Africa!

Quando siamo arrivati siamo stati accolti nell’accampamento di RAPID LA, con i quali collaboriamo da anni.

La situazione nella città, com’è facile immaginare, non poteva che essere difficile visto il disastro capitato, anche se era meno violenta e insicura di quanto avessimo immaginato.

I primi giorni la nostra casa-ufficio era una piccola tenda. Banalmente anche solo una scrivania sarebbe servita tanto.

L’inizio della nostra missione è stato ovviamente il momento più duro: bisognava capire bene come ci si sta muovendo, con che sinergie, individuare e mappare i bisogni. E nel frattempo cercare una situazione logisticamente migliore (una casa).

Appena arrivati abbiamo iniziato a distribuire beni di prima necessità – forniti dalla Protezione Civile – in collaborazione con l’ordine dei Gesuiti di Fond Parisien.

Questo ci ha permesso di essere operativi sin da subito e di identificare degli eventuali partner.

Ricordi più forti?

Marco:

L’esperienza in toto è stata molto interessante. Ricordi forti? Tanti, e molti non si renderebbero a parole. Io ho in mente una serie di immagini, odori sensazioni che non saprei descrivere.

Penso ai cumuli di macerie per esempio – alcuni alti anche 20 metri – e tutti questi fili elettrici che escono, le macchine sepolte…e ti senti impotente, pensi “è più forte di me”. E poi gli odori di corpi putrefatti. Alcune persone girano con una boccetta che annusano  per non sentirne il tanfo, o forse pensano che disinfetti…

Un’altra cosa che mi è rimasta molto impressa è la popolazione: la loro disinvoltura nel disagio…

Continua Bruno:

…esattamente: vedi scene di vita quotidiana in paesaggi completamente sconvolti.

Vedi per esempio ragazze che si intrecciano i cappelli e ridono in un panorama di devastazione totale. Incontri la ragazza che si mette lo smalto ai piedi, alza lo sguardo e ti sorride da casa sua. E casa sua è un lenzuolo messo di traverso…

Come sta reagendo la popolazione?

Marco e Bruno:

In generale vige una grande capacità di reazione e voglia di ricominciare dalle piccole cose. Quando noi siamo arrivati, per esempio, la gente già aveva ricominciato a fare i mercati! La città a dieci giorni dal terremoto era sconvolta sì, ma attiva. Rispetto agli aiuti internazionali si sente che vogliono essere coinvolti, non vogliono un assistenzialismo puro e semplice. C’è una enorme dignità nell’affrontare la situazione. Gli sfollati ovviamente vivono gli interventi umanitari come un aiuto concreto per sopravvivere. C’è chi, pur collaborando e non ostacolando le attività, vede questi interventi come un pericolo. Ciò che si teme infatti è che si creino degli standard di vita più alti di quelli pre-terremoto o che gli aiuti vengato intercettati dal governo, con rischi di corruzione e simili.

Cosa avete fatto praticamente ad Haiti e cosa COOPI continuerà a fare grazie ai suoi  cooperanti?

Marco e Bruno:

COOPI ha deciso di intervenire nella capitale e in particolare nei campi sorti spontaneamente. Il progetto è di 18 mesi e si divide in due fasi: risposta all’emergenza nella prima e preparazione ai disastri nella seconda.

Siamo attualmente nella prima fase del progetto e interveniamo nei campi sorti spontaneamente.

L’intervento immediato – ricerca e salvataggio sopravissuti – lo ha svolto l’équipe COOPI – RAPID LA nei giorni immeduiatamente successivi al terremoto. Noi due siamo intervenuti nell’assessment, ossia nell’individuazione e mappatura dei bisogni nei campi a Port-au-Prince.

Abbiamo inoltre iniziato un lavoro che lo staff di COOPI – RAPID LA continuerà di distribuzione di shelter and non-food items (sapone, taniche di acqua, etc), cura della water and sanitation (istallazione di sistemi di rifornimento di acqua potabile e di latrine).

Nella seconda fase del progetto, invece, si curerà più la parte relativa alla riduzione della vulnerabilità della popolazione ai disastri naturali e ad aumentare la loro capacità di reazione in caso di calamità. Sono previste inoltre ricostruzioni e riabilitazioni di diverse infrastrutture e sostegno psicosociale alla popolazione.

Grazie ragazzi per il vostro impegno, per il vostro lavoro e per la vostra passione.

Lara Palmisano

COOPI – Cooperazione Internazionale interviene ad Haiti insieme a RAPID LA, l’ong latinoamericana consorziata di RAPID UK specializzata nel primo soccorso.

COOPI aderisce ad AGIRE (www.agire.it), il coordinamento di alcune tra le più importanti Ong italiane, che ha lanciato un appello congiunto di raccolta fondi per garantire i necessari soccorsi alle popolazioni colpite.

COOPI sta avviando un progetto di sostegno a distanza ad Haiti,  fondamentale per garantire cure e protezione ai bambini nel medio-lungo periodo, terminata l’emergenza. Per maggiori informazioni visita il sito: www.adottareadistanza.org

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One Reply to “TORNANDO DA HAITI”

  1. Grazie Marco, grazie per il tuo impegno. E grazie anche ai tuoi compagni/e, grazie per tutto ciò che aiutate a ricostruire, per le ferite che aiutate a rimarginare.
    Ti ricordo sempre con affetto.
    Debora

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