COOPI E’ DONNA

“Cooperazione Internazionale”, indubbiamente una declinazione al femminile. Lo confermano i dati dei nostri collaboratori, che per la maggior parte sono rappresentati da donne. Donne che occupano posti di responsabilità: fino all’anno scorso, Carla Ricci, recentemente premiata dall’Associazione Italiana Donne Dirigenti d’Azienda, era alla direzione di COOPI; molte altre, poi, sono responsabili o rappresentanti paesi; altre ancora guidano aree di lavoro o sedi locali. [[IMG:3374:CENTER:]] Anche sul campo, COOPI valorizza le donne e sceglie come è sua abitudine di puntare sul personale locale. Ecco a voi la storia di Blanca Sarango e Adèle Aimée Momazo-Yamo, colonne portanti di COOPI rispettivamente in Ecuador e in Repubblica Centrafricana.

Chi è BLANCA

[[IMG:3375:CENTER:]] Il Sud America è un territorio in cui le sfide da affrontare, soprattutto per le donne, sono tante. Dove per l’uguaglianza tra i sessi si è lottato tanto ma ci sono ancora molti problemi. Per questo abbiamo scelto di farci raccontare da Blanca Sarango, amministratrice in Ecuador, cosa significa vivere e lavorare in quei territori da un punto di vista femminile. “L’8 marzo – dice – per noi è l’occasione di continuare a lottare per i diritti della donna ma anche di continuare a combattere contro la sottomissione della donna all’uomo”. Belstaff Leather & Shearling Quindi un doppio significato.Sì, esatto. Celebrare la Giornata Internazionale della Donna non vuole dire soltanto ricordare l’immensa lotta che le donne hanno dovuto affrontare per raggiungere la libertà e l’uguaglianza dei diritti, specialmente delle condizioni lavorative, ma anche continuare nel compito di combattere la povertà, la discriminazione, lo sfruttamento sessuale. Ambiti in cui c’è ancora molto da fare”. E il ruolo della donna nel tuo lavoro?Il problema femminile è molto sentito, ci sono ancora tanti problemi da affrontare. Ma si stanno facendo passi avanti importanti, anche se la strada è ancora lunga. L’obiettivo è continuare su questa strada. Ad esempio il settore della cooperazione, e COOPI in particolare, ha concesso molte nuove opportunità alle donne. Non solo attraverso la partecipazione in se come beneficiarie dei progetti, ma anche nella esecuzione e/o direzione di questi progetti sia nelle aree amministrative che operative. Questo per me significa molto”. Quando e come sei arrivata a COOPI?Sono arrivata alla COOPI nel febbraio 2003. Non ero molto consapevole di cosa fosse una Organizzazione non governativa, ma con il desiderio di conoscere ed imparare qualcosa dalla Cooperazione Internazionale. Mi sono trovata subito a mio agio e accolta”. Perché di questa scelta? E perché COOPI?Dal mio punto di vista la Cooperazione è una delle colonne portanti per lo sviluppo dei popoli più poveri. COOPI in Ecuador è stata capace di tendere una mano al bisogno impellente del più debole. In questo senso COOPI ha cercato di aiutare i più bisognosi, di appoggiare i meno abbienti, di unire le mani in successione fino a raggiungere il caduto. Belstaff Jackets & Coats Questo stile ha suscitato in me interesse e simpatia, così mi sono avvicinata a questa Ong e, quando c’è stata la possibilità di entrare direttamente, l’ho presa al volo”. Quindi sei contenta della tua scelta?Posso dire sinceramente che amo il mio lavoro in COOPI. Hanno creduto in me, nel mio talento e nelle mie capacità e, grazie a loro, ho avuto l’occasione di crescere professionalmente. Qui ho sentito affiorare la libertà di spirito di cui ogni persona dovrebbe godere. Tutto questo ha generato in me la necessità e l’esigenza di rispondere ai donatori con un lavoro responsabile, efficace, diligente, trasparente e leale”. Lavori per COOPI da tanti anni. È un lavoro difficile?Lavorare per i più poveri arricchisce molto. Poi io lavoro con persone di diverse nazionalità con una grande vocazione di solidarietà e cooperazione per assistere chi ha più bisogno. Ciò è diventato parte della mia vita. Sono grata in primo luogo a Dio, che mi ha portato a fare questo lavoro, e in secondo luogo a COOPI, specialmente a quelle persone che, con la loro fede in me, mi hanno permesso di dimostrare quello che posso offrire, e a quelle che giorno per giorno condividono un compito di cambiamento, sviluppo e apprendimento reciproco. Questo ci ha fatto diventare una piccola famiglia, unita in tutto e per tutto”.

Chi è ADELE

[[IMG:3376:CENTER:]] Si chiama Adèle Aimée Momazo-Yamo e da diversi anni lavora come segretaria per i progetti di COOPI in Repubblica Centrafricana. Abbiamo scelto lei, in vista dell’8 marzo, per raccontarci le condizioni di vita e di lavoro in Africa per il genere femminile. “In Repubblica Centrafricana – spiega – dobbiamo distinguere due situazioni diverse. Da una parte le donne che vivono in città, che spesso hanno un lavoro e che hanno gli stessi diritti, o quasi, degli uomini. Dall’altra le persone che vivono nell’entroterra, dove invece sono costrette a lavori duri e faticosi per mandare avanti una famiglia”. Quindi due situazioni molto diverse.L’ambiente conta molto. Le donne che hanno potuto studiare e trovarsi un lavoro in città possono fare cose che quelle che vivono nelle campagne nemmeno si sognano. Basti pensare all’accesso all’acqua potabile, nei villaggi all’interno non arriva e quindi le donne sono costrette a fare molta strada a piedi, magari svegliandosi molto presto, per poter portare un po’ d’acqua a casa”. Ma le donne che vivono in campagna hanno un lavoro?La maggior parte è contadina, coltiva i campi attorno al villaggio. Ma spesso hanno anche altri compiti. La sera, quando tornano dopo una lunga giornata di lavoro, devono preparare il cibo per la famiglia, magari macinando la maniocas”. La situazione è comunque leggermente migliore rispetto a tanti altri paesi.In RCA le donne rappresentano un terzo delle donne assunte, gli uomini occupano comunque la maggior parte dei posti di responsabilità. Ad esempio nel governo attuale ci sono solo 3 donne su 30 ministri. Le donne, inoltre, incontrano molte difficoltà durante gli studi e nelle campagne più arretrate si sposano molto presto e quindi spesso non finiscono gli studi. Questo non gli permette di avere un futuro”. Ora arriva l’8 marzo, la festa della donna. Come si festeggia in RCA?Devo dire che in Repubblica Centrafricana questa festa non si celebra come in altri paesi. Sono circa cinque anni che c’è una maggiore attenzione a questo tema. Il ministero degli Affari sociali organizza diverse manifestazioni come fiere o mostre. Poi vengono organizzate attività da diverse associazioni, ad esempio l’associazione delle donne avvocato gestisce delle conferenze o dibattiti alla radio o alla televisione”. Che ruolo svolgi in COOPI? In cosa consiste il tuo lavoro?Sono in qualche modo la porta di comunicazione di COOPI con il mondo esterno: ho un ruolo di collegamento tra il personale della Ong, le autorità amministrative, e gli altri partner che lavorano per lo sviluppo nel paese.

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