Haiti: emergenza colera – 25 novembre

Di Erik Fattorelli. nella foto: Erik Fattorelli con alcuni bambini a Wharf Jeremy (Port-au-Prince). Quando COOPI ha iniziato a lavorare a Wharf Jeremy la situazione era abbastanza drammatica. La clinica – gestita dall’Albero della Vita – era stata ideata per accogliere i bamibini del quartiere; non era destinata ad essere un centro per il trattamento del colera. Prima ancora che venisse ultimata è stato necessario renderla operante a causa dell’alto numero di malati che si presentavano. Essendo poi chiusa durante la notte, questi arrivavano già in uno stato avanzato di deperimento. Alcuni si presentavano senza vita al mattino, all’ora di apertura. Che Wharf Jeremy sia diventato il principale focolaio del colera a Port-au-Prince non ha sorpreso. Le persone non dispongono di bagni. Le loro case si trovano in un terreno in discesa, dove l’acqua stagna costantemente. La spazzatura ricopre ogni angolo. Gli abitanti fanno i loro bisogni un pò ovunque, sulle rive del canale di scolo, in mezzo alle immondizie, per la strada. La prima volta che sono entrato a Wharf Jeremy ho respirato un’aria pesante, quasi lugubre. Gli sguardi delle persone sono più seri, le espressioni più contrite. L’odore dei rifiuti assale l’olfatto e le montagne di spazzatura sono protagoniste del degradato paesaggio urbano. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto lavorare qui per il momento, che c’era da fare praticamente tutto e che mi sarebbe piaciuto contribuire. Nella prima settimana di lavoro abbiamo comprato un generatore, l’Albero della Vita ha potenziato il personale e la clinica ha incominciato a funzionare durante la notte. Abbiamo seguito le indicazioni di Medici Senza Frontiere. Ci hanno insegnato che i sospetti malati di colera non possono rimanere tutti nella stessa stanza con i casi conclamati, né usare gli stessi letti e sedie. COOPI ha costruito dunque una copertura all’esterno, dove i pazienti che arrivano in condizioni non ancora compromesse ricevono le cure reidratanti. Se queste non sortono effetto, quasi sicuramente si tratta di colera. A questo punto passano all’interno della clinica, dove ricevono le cure mediche necessarie per via endovenosa. Questo evita il contagio tra i malati di colera e coloro che hanno semplicemente una patologia diarroica comune. All’esterno della clinica costruiremo due shelter (rifugi), in modo che le attività di attenzione medica ai bambini possano continuare, anche se la clinica è diventata un CTC (Centro Trattamento Colera). Ancora durante questa settimana abbiamo installato 40 latrine chimiche, con l’aiuto del nostro partner Viva Rio. E’ cominciata la distribuzione d’acqua e diariamente riempiamo 7 tank (cisterne) all’esterno della clinica e 2 tank all’interno, per un totale di circa 40.000 litri. Oggi abbiamo finito di costruire la copertura esterna per il centro di reidratazione e di installare un ulteriore reservoir (riserva), che riempiremo d’acqua potabile, che servirà a preparare le soluzioni reidratanti. Attraverso il nostro partner Viva Rio avremo un centinaio di persone che ogni giorno lavoreranno nel quartiere, raccoglieranno le immondizie e manterranno in condizioni igieniche accettabili le latrine. Manca ancora molto da fare, ma siamo contenti perchè in una settimana siamo riusciti a mettere in moto ogni risorsa disponibile. Adesso la clinica è meno sovraffollata. Ieri ho notato persino alcuni letti vuoi. mu legend redzen for sale Inoltre nei primi 5 giorni di apertura la clinica aveva registrato numerose morti, per lo meno una ventina. Adesso sono 4 giorni che non ci sono decessi. La clinica funziona la notte e le persone non arrivano quando ormai è troppo tardi. Circa 5 giorni fa avevo notato una bambina con un vestito da festa bianco. Era sdraiata su un lettino e aveva l’aria sofferente. Ieri l’ho vista uscire con la madre. mu legend zen L’hanno annaffiata con il cloro. A lei dava un po’ fastidio, ma almeno non è più in pericolo. Erik Fattorelli Haiti Camp Manager COOPI – Cooperazione Internazionale

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3 Replies to “Haiti: emergenza colera – 25 novembre”

  1. poveri e noi abbiamo tt aiutiamolii!!io sn una ragazza di 12 anni ke sto faccendo un giornale per la scuola e nel mio giornale questo e il mio argomento principale perkè ogni tantro bisogna pensare anke a loro

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