COLOMBIA, AL VARO LA “LEY DE VICTIMAS”

di Teresa Casanova, rappresentante legale COOPI in Ecuador

Lunedi 29 agosto COOPI ha appoggiato un’iniziativa promossa da CODHES invitando a Quito il Senatore proponente della Ley de Victimas in Colombia per spiegarla al pubblico ecuatoriano, composto da organismi governativi, rappresentanti delle organizzazioni di difesa dei diritti umani, ongs internazionali e rifugiati colombiani in Ecuador. L’intento era quello di capire meglio la legge e poter aprire un dibattito che portasse a suggerimenti da tenere in conto per la definizione della regolamentazione della legge stessa.

Il 10 giugno di questo anno è stata firmata dal presidente della Colombia, Alberto Santos, una delle leggi più discusse del paese negli ultimi anni. Un legge a cui il Congresso lavora dal 2007 e che l’ex presidente Uribe aveva rallentato e bloccato già nel 2008.  Si tratta della famosa Ley de victimas il cui obiettivo generale è riconoscere le vittime del conflitto colombiano e responsabilizzare lo Stato di una loro indennizzazione e risarcimento nelle diverse forme previste dalla legge stessa. Il grande eco generato dalla presente legge non nasce solo dal tormentato e dibattuto processo di definizione ed approvazione, ma dalla sua unicità a livello internazionale e della sua portata storica a livello strettamente colombiano in quanto presa di posizione ufficiale dello Stato di fronte a uno dei conflitti interni più lunghi della storia.

Il riconoscimento dell’esistenza delle vittime, per quanto potrebbe risultare banale, rappresenta nel contesto colombiano una grande svolta, considerando che stiamo parlando di un paese che fino alla legislatura precedente pubblicamente non riconosceva nemmeno l’esistenza di un conflitto interno. Con la nuova ley de victimas lo Stato quindi non solo rivolge la sua attenzione alla parte lesa, ma così facendo riafferma l’esistenza del conflitto e la responsabilità dello Stato nel risarcire i propri cittadini del danno subito.

Parallelamente, la unicità della legge risiede anche in una lettura di diritto internazionale: è la prima volta nella storia che si formula una legge a favore delle vittime quando ancora il conflitto è in corso.

Il senatore Cristo

Il Senatore Cristo, proponente della legge, pur essendo cosciente dei pericoli di inapplicabilità nella pratica delle misure previste dalla legge, ritiene prioritario dare finalmente voce a coloro i quali per troppo tempo sono rimasti all’ombra del conflitto, ritenendo inoltre che in Colombia non ci si possa più permettere il lusso di aspettare la fine degli scontri e l’inizio del processo di pace. Questa legge può cambiare la mentalità pubblica e sociale del paese e prepararlo psicologicamente a una nuova fase di conciliazione e pacificazione.
Sebbene le intenzioni del Senatore e dei sostenitori della ley de victimas siano nobili e ben argomentate, un’altra parte dell’opinione pubblica pensa che, invece di generare nuovi processi di pace, il tentativo di applicare la legge porterà ad ulteriori scontri armati e massacri che acutizzeranno il conflitto al posto di calmarlo.

Per capire quali aspetti della legge in particolare potrebbero provocare tali reazioni, è bene soffermarsi un attimo sulle misure di riparazione previste.
La legge assicura varie misure di riparazione nei confronti delle vittime del conflitto:
1. Aiuto umanitario (assistenza funeraria, sanitaria ed educativa)
2. Indennizzazione per i danni subiti (secondo una tabella che va dall’uccisione di componenti della famiglia allo sfollamento forzato).
3. Riabilitazione integrale (attenzione psico-sociale e terapeuta)
4. Riparazione simbolica (ricostruzione della memoria del conflitto, memoria vittime, perdono pubblico)
5. Restituzione delle terre espropriate.

Il nocciolo della critica è il seguente: per quanto la legge possa avere le migliori intenzioni, la sua applicabilità risulterà impossibile visto che vengono meno i requisiti basici necessari, ossia la sicurezza e la non ripetizione della violenza, elementi impossibili da garantire con il conflitto in corso.
Secondo l’opinione delle organizzazioni delle Nazioni Unite, questa legge è stata definita la più completa nel panorama del diritto internazionale e di pacificazione. Tuttavia, come sottolineano anche diverse organizzazioni per i diritti umani, sono presenti dei buchi e delle incoerenze che necessitano di essere rivisti e ridiscussi.


COOPI, in quanto organizzazione internazionale che per vari anni ha lavorato nella frontiera settentrionale dell’Ecuador per l’integrazione dei rifugiati colombiani, ha posto la sua attenzione sul ruolo dei rifugiati nell’ambito della ley de victimas.

La prima considerazione è che i rifugiati non vengono minimamente citati nella legge. A questa osservazione (ovviamente portata avanti da tutte le associazioni che si occupano di rifugiati) il Senatore chiarisce che sebbene la normativa non faccia direttamente riferimento alla parola rifugiati, cita in generale le “victimas en el exterior” (vittime all’estero), definizione nella quale rientrerebbero implicitamente i rifugiati, anzi, in senso ampio anche tutte quelle persone che sono scappate in altri paesi. Ciò nonostante la risposta non soddisfa pienamente alcune preoccupazioni:

– Ammesso che questa definizione generale includa  i rifugiati (che ammontano a ben 560 mila), rimane il problema di come queste persone possano accedere alle misure di aiuto promosse dalla legge stessa da un punto di vista amministrativo, considerato che tali persone colombiane si trovano all’estero e che per lo stesso status di rifugiati non possono tornare al loro paese d’origine se non sono soddisfatte le condizioni minime sancite dal diritto internazionale (che adesso in Colombia non sussistono). Una soluzione potrebbe essere abilitare i consolati colombiani nel mondo alla gestione di queste pratiche amministrative, ma tutto ciò non appare nella legge, anche se i dettagli pratici sono ancora in via di definizione.

-Anche accettando il fatto che le indicazioni pratiche di come accedere al sostegno verranno definite  più avanti,  citare la parola specifica “refugiados” nel testo di legge sarebbe già un importante passo simbolico morale ed etico verso tutte quelle persone che continuano a non essere riconosciute dal proprio Stato e la cui esistenza viene negata anche davanti a cifre così significative.

Sicuramente nel panorama oscuro del perdurato silenzio dei governi colombiani nei confronti del conflitto, questa normativa rappresenta un ottimo passo avanti e dà la possibilità di poter includere nella definizione generale di vittime tutti, quindi anche i rifugiati. Ma al momento non assicura ancora nessuna condizione di rimpatrio per tutti coloro che volessero tornare e tanto meno cita, riconosce o regola la condizione di rifugiato.

In generale, per concludere, sebbene questa legge rappresenti una grande conquista per i diritti umani in Colombia, anche fosse solo simbolica e morale, tuttavia rischia di rimanere una cattedrale nel deserto se parallelamente non si accellera un processo di terminazione del conflitto e di ricostruzione della pace e sicurezza nel paese.

La principale preoccupazione in quanto organizzazione umanitaria è che la ley de victimas diffonda troppa speranza tra i rifugiati colombiani che sebbene siano secondi al mondo in numero, sono la popolazione più legata al proprio paese. Come ha detto una volta una donna rifugiata colombiana “preferirei tanto morire presto tornando al mio paese, che morire lentamente qui”.

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