SPECULAZIONE E SICCITA’, COSI’ MUORE LA FORESTA VERGINE

Nel Gran Chaco il tasso di deforestazione è di 769 ettari al giorno.
di Manuel Simoncelli, capo-progetto di COOPI in Paraguay.

Al lavoro per portare acqua. Chaco, Paraguay (Manuel Simoncelli / COOPI).

Il Gran Chaco è una delle principali eco-regioni dell’America Latina, ne costituisce il 6% del territorio geografico, si estende tra i confini di Argentina (62%), Paraguay (26%), Bolivia (11%) e Brasile (1%) e la ricchezza della sua biodiversità rappresenta una fondamentale area di transizione ambientale tra l’altipiano andino e la regione amazzonica. Il Chaco – termine generalmente accettato come proveniente dal quechua Chaku, “territorio di caccia” e definito in passato come “l’inferno verde” – è la seconda area boscosa piú estesa del continente dopo l’Amazzonia ma è anche una delle ultime frontiere agricole del Sud America, sempre piú minacciato dalla crescente e devastante deforestazione praticata nel territorio. Soprattutto in Paraguay, dove immense estensioni di selva vergine sono state acquisite a prezzi vantaggiosi da gruppi di speculatori stranieri e grandi proprietari terrieri, che approfittando dell’assenza istituzionale nell’area e di una legislazione di conservazione ambientale non adeguata, nel tempo hanno transformato le aree boscose in distese e praterie per l’allevamento di bovini da carne destinata al mercato internazionale. Le cifre sono allarmanti, secondo quanto riportato dall’Associazione Guyra Paraguay, nel 2010 si é stimato un tasso medio di deforestazione pari a 769 ettari al giorno, di cui al Paraguay corrisponde l’87% di superficie disboscata, mentre all’Argentina il 12% e alla Bolivia solo l’1%. Le conseguenze e la degradazione ambientale del fragile ecosistema chaqueño sono sotto gli occhi di tutti e minacciano i gruppi umani più vulnerabili. Le principali vittime del processo di sviluppo locale – condizionato fortemente da pochi attori privati, soprattutto rancheros brasiliani e coloni Mennoniti – risultano essere le popolazioni originarie indigene – che costituiscono un terzo della popolazione del Chaco Paraguayano – espropriate delle terre ancestrali, private della possibilità di accedere alle risorse tradizionali di sussistenza ed obbligate a dipendere dai nuovi padroni: “Se continueranno a distruggere la selva, come potrà sopravvivere il popolo Ayoreo? Dove troverà gli alimenti necessari per sopravvivere? Non ci sarà più miele, non ci saranno più frutti del monte, né animali silvestri. Moriranno i boschi, moriranno gli animali, moriranno le persone. Ogni giorno impotenti osserviamo con tristezza come distruggono la selva e così il nostro futuro” afferma Mateo Sobode Chiquenoi, Presidente de la Unión de Nativos Ayoreos del Paraguay.

Negli ultimi anni il Chaco Paraguayano (che si estende per il 60% del territorio nazionale e nel quale vive solo il 3% della popolazione globale del paese) ha sofferto lunghi e drammatici periodi di siccità ciclica, segno del processo di erosione e desertificazione che avanza a causa della perversa gestione delle risorse naturali ed aggravata dagli effetti della variabilità ed il cambio climatico. Le continue e ricorrenti crisi hanno peggiorato significativamente le condizioni ed i mezzi di sussistenza delle popolazioni locali, specialmente per le minoranze politicamente escluse che vivono in condizioni fisiche isolate e socio-economiche sfavorevoli: le comunità indigene.

Le famiglie percorrono fino a 10 km per raggiungere la fonte più vicina. Chaco (M. Simoncelli / COOPI).

In periodi di siccità nel Chaco, mentre un bovino destinato alla produzione di carne dispone nella maggior parte dei casi di 40-50 litri al giorno d’acqua, una famiglia indigena composta mediamente di cinque componenti può arrivare a sopravvivere con non più di 20 litri al giorno, per i quali spesso le donne e/o i bambini devono percorrere fino a 10 km per raggiungere la fonte più vicina. Inoltre le difficoltà d’accesso agli alimenti tradizionali del monte ed ai mercati peggiorano notevolmente le condizioni di sicurezza alimentare delle comunità indigene. Nelle “aldee” (villaggi) più vulnerabili l’insicurezza alimentare e la malnutrizione aumentano il rischio di contrarre malattie infettive, come per esempio la tubercolosi; mentre la mancanza d’accesso all’acqua potabile aumenta i rischi per la salute e l’esposizione a malattie gastroinstestinali e/o diarreiche acute. Per di più, vivere in tali condizioni debilita le attività giornaliere necessarie per produrre o acquistare alimenti, guadagnare un reddito e/o ricevere un’istruzione. Fenomeni ciclici come la siccità, che si sviluppano gradualmente per settimane o addirittura mesi, tendenzialmente passano come inosservati e spesso una crisi inizia quando gli effetti della precedente ancora non sono terminati.

Sistema per la raccolta dell’acqua realizzato da COOPI, Paraguay (M. Simoncelli / COOPI).
COOPI ed ECHO per le comunità più vulnerabili del Chaco (M. Simoncelli / COOPI).

Da alcuni anni COOPI lavora al fianco delle popolazioni indigene del Chaco Paraguayano per cercare di trovare soluzioni utili e innovative alle necessità primarie delle comunità più esposte e vulnerabili alle crisi dovute ai ricorrenti periodi di siccità. Negli interventi, principalmente di assistenza umanitaria e di preparazione e gestione dei disastri ambientali, concentriamo i nostri sforzi per garantire un maggior accesso all’acqua nelle comunitá piú isolate e aride, realizzando infrastrutture comunitarie per la raccolta dell’acqua piovana; dal 2008 fino ad oggi abbiamo costruito e/o riabilitato più di 180 sistemi comunitari, beneficiando più di 40 aldee (villaggi) locali. Lavoriamo inoltre per migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie piú bisognose, investigando, proteggendo ed adattando lo sfruttamento delle risorse naturali locali: rafforzando per esempio l’apicultura; promuovendo l’orticultura biologica ad irrigazione controllata; cosí come la produzione di “moringa oleifera”, una pianta di origine indiana, considerata di notevole potenziale per combattere fame e povertà, e che tra l’altro si dimostra essere molto resistente alla siccità, dato che può svilupparsi in un’ampia varietà di terreni anche poveri e con suolo sterile. Tutte le nostre attività si basano essenzialmente ad un approccio interculturale orientato al rispetto dei diritti fondamentali dei popoli indigeni originari.

Sensibilizzazione sul corretto uso dell’acqua, Chaco (M. Simoncelli / COOPI).

Tra i maggiori finanziatori dei progetti di COOPI nel Chaco figura ECHO (Direzione Generale di Aiuti Umanitari e Protezione Civile della Commissione Europea). Lo scorso 14 novembre, Dorothy Morrisey (Desk Officer ECHO Bruxelles per America del Sud), Laurence Bardon (Esperta Umanitaria ECHO-Quito) y Xavier Muenala (Assistente di Programma ECHO-Quito), hanno visitato le comunità beneficiarie del progetto “Chaco Rapére: protegiendo y adaptando medios de vida para hacer frente a la sequía en comunidades indigenas vulnerables del Chaco Paraguayo” eseguito in consorzio da COOPI e OXFAM.

Dorothy Morrisey di ECHO visita il progetto sul terreno (M. Simoncelli / COOPI).

ECHO è una Direzione dinamica e punta sulle idee innovative”, afferma Dorothy Morrisey. “Per questo anche in America Latina stiamo sperimentando alcune esperienze pilota di lavoro in consorzio con i nostri partner [fra cui COOPI], tra le quali il progetto Chaco Rapére”, continua. “Negli ultimi anni ECHO ha finanziato vari progetti di diversi partner nel Chaco per aiutare le vittime della siccità, ed ognuno ha portato la propria esperienza. Con il lavoro in consorzio vogliamo incentivare lo scambio di pratiche e generare consenso e coerenza, sia a livello operativo che nelle attività d’incidenza rispetto a politiche ed opinione pubblica; il tutto non solo per ottimizzare le risorse ma soprattutto per ottenere risultati più forti e orientati a un obiettivo comune”, conclude.

La visita di ECHO è stata accompagnata da autorità e istituzioni locali: “Abbiamo notato anche l’ottima collaborazione con le autorità locali. La Ministra Gladys Cardozo ed altri rappresentati della SEN (Secretaría de Emergencia Nacional) hanno accompagnato la visita nelle comunitá e hanno dimostrato interesse e partecipazione nel progetto. Questo è un aspetto molto importante affinchè i risultati siano più sostenibili”, ha concluso Morrissey.

Le attività del consorzio Chaco Rapére sono iniziate in luglio 2011 e termineranno in dicembre 2012. Nel corso del progetto si prevede sostenere 18.300 persone delle quali 11.700 saranno bambine, bambini e giovani delle scuole del Chaco.

Manuel Simoncelli
Capo-progetto di COOPI in Paraguay

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Causale: Fondo COOPI per l’ambiente.

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5 thoughts on “SPECULAZIONE E SICCITA’, COSI’ MUORE LA FORESTA VERGINE

  1. felicitaciones por el trabajo que realizan, dios los bendecira por la gran labor que realizan en ayuda de los que menos tienen posibilidades, felicitaciones por las oportunidades que les dan ha estas personas que necesitan.

  2. Conosco la realtà del Paraguay: ho vissuto là nel 200 per un progetto di svilyppo di una comunità rurale. Tuttora appoggio un progetto di sviluppo di donne nella campagna. Seguo la vostra attività sul bollettino di Coopi di cui sono sostenitrice per altri progetti. Continuate a mandarci notizie. Buon lavoro.

  3. Secondo me anche le pratiche agricole dovrebbero cambiare, poichè non è più sostenibile continuare a sprecare troppa acqua per coltivazioni annuali. Consiglio a tutti di cercare su google “Waterless Farming” per scoprire tecniche più eco-sostenibili e risolvere tanti problemi.

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