Perché COOPI organizza un ciclo formativo per le aziende?

Licia Casamassima, responsabile delle relazioni con le aziende, spiega perché COOPI ha lanciato il progetto “Formazione in network”, 5 workshop su “Le nuove sfide della corporate social responsibility“, in collaborazione con PwC, Fondazione Sodalitas e Formaper Azienda CCIAA di Milano, in programma a Milano, l’8, 14, 21 maggio presso la sede di PwC (via Monte Rosa, 91 – Sala Training).

Perché una ONG come COOPI si fa promotrice di un ciclo formativo sulla CSR innovativa?
Una domanda che mi sono sentita fare da qualcuno dei relatori invitati a partecipare.
Una risposta che riflette un percorso strategico che COOPI ha deciso di intraprendere da diversi anni.

COOPI ha i numeri per ragionare in termini di propria responsabilità sociale.

Innanzitutto una onlus che gestisce 39 milioni di euro di progetto, con 67 collaboratori in Italia, 136 operatori internazionali, oltre 1.500 operatori locali, 5 sedi regionali e 2 decentrate in Africa e America Latina, 194 progetti in 21 paesi del mondo come COOPI non può esimersi da criteri di gestione, organizzazione, amministrazione, comunicazione e governance, che siano di fatto molto simili a quelli del mondo impresa. Ciò significa ragionare anche sulla propria responsabilità sociale, a 360 gradi, nei confronti di tutti i propri stakeholders, che sarebbe un errore dare per scontato solo perché la propria mission è di natura sociale ed umanitaria!

Ci interrogiamo sulle nuove strade da percorrere, per coniugare creazione di valore e sostenibilità.

Inoltre è importante cercare innovazione anche nel modo di fare cooperazione, poiché anche nel non profit, la competizione esiste e sempre di più, credo, si vada nell’ottica di premiare l’efficacia e l’efficienza, la creazione di valore, seppur sociale e non economico, la sostenibilità, elemento cruciale per la sopravvivenza.

Pensiamo che il non profit sia un soggetto attivo all’interno del processo di CSR.

Esistono poi ragioni strategiche che sono legate a nuove sfide che COOPI ha deciso di intraprendere sul fronte della collaborazione con le aziende.
Abbiamo pensato a questo progetto poiché abbiamo l’ambizione di pensare al non profit come un soggetto attivo all’interno del processo di CSR, uno stakeholder di interesse, un partner per l’implementazione di progetti sociali ed umanitari piuttosto che per la realizzazione di progetti di coinvolgimento dei propri dipendenti, del territorio, della comunità. Questa è la missione dell’Ufficio Corporate COOPI.

Bisogna costruire una nuova “architettura” della cooperazione, di cui il settore privato è parte imprescindibile.
Ci sono nuove frontiere da esplorare: business inclusivo (vedi rapporto UNDP “MDGs: Everyone’s business. How inclusive business models contribute to development and who supports them“, 20-22 settembre 2010); sviluppo di partenariati imprenditoriali nei mercati informali del Sud del mondo (vedi “Promise and progress. Market based solutions to poverty in Africa“. Monitor Group, di M. Kubzansky, A. Cooper, V. Barbary, maggio 2011).

Che la cooperazione debba anche sapersi reinventare il modello di intervento? Chiaro, non è per tutti i paesi ed in tutte le circostanze, non è assolutamente inerente all’emergenza. Ma per lo sviluppo occorre sicuramente fare una riflessione al riguardo.

Nel dicembre 2011, a Busan, in Korea, il quarto Forum sull’efficacia degli aiuti ha sancito una nuova “architettura” per la cooperazione allo sviluppo, facendo appello alla cooperazione sud-sud, al ruolo centrale del settore privato per nuove forme di collaborazione, a nuovi meccanismi di finanziamento che combinino filantropia ed investimento.
Gli stessi 8 obiettivi del millennio, condivisi dalla comunità internazionale (189 Capi di Stato e di Governo che hanno sottoscritto la Dichiarazione del Millennio nel 2000 al fine di dimezzare la povertà assoluta nel mondo entro il 2015) prevedono all’ottavo punto un partenariato mondiale per lo sviluppo ed il Global Compact, con tutti i network internazionali, sta lavorando sul coinvolgimento delle imprese per il raggiungimento degli obiettivi previsti (COOPI fa parte del GC ed anche del network Italia).

Ambiamo ad una cooperazione allo sviluppo innovativa.
Questo è parte integrante della strategia COOPI. Perché nel valutare l’efficacia dei nostri progetti di sviluppo dobbiamo pensare a nuove soluzioni innovative per garantire sempre maggiore qualità dell’intervento e degli impatti. Nuove tecnologie, know how e capitali, certo, anche quelli. Nuovi modelli di intervento? Magari. Anche. Da studiare, testare, valutare.
Insomma ci piacerebbe che qualche azienda avesse cura di organizzare un ciclo di workshop sulla cooperazione allo sviluppo innovativa, così come noi pensiamo sia utile parlare di CSR innovativa!
Contaminazione culturale per lo sviluppo dei popoli.
È questa la sfida da vincere. Insieme.

Per il programma completo dei workshop, clicca qui.

Per iscriversi agli incontri dell’8-14-21 maggio, liberi e gratuiti:
inviare una mail ad: aziende [at] coopi.org

Licia Casamassima
Responsabile Area Aziende e Fondazioni COOPI
casamassima [at] coopi.org

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