In visita all’ospedale di Goz Beida

di Carla Ricci
vice Presidente di COOPI

Durante la mia missione in Ciad ho visitato l’ospedale di Goz Beida, nell’Est del Paese, dove COOPI ha lavorato per molti anni. Qui sono state riabilitate le strutture e creati da zero i diversi reparti, impiegando sia medici italiani che africani.

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La farmacia è una delle ultime sezioni entrate in funzione: visite e medicine sono offerte gratuitamente alle donne incinte e per i bambini fino ai 5 anni, mentre agli altri pazienti è richiesto il pagamento di un ticket – introdotto con l’ultimo progetto, nella logica di rendere sostenibile l’ospedale. Incontro il dottor Ismael, delegue sanitaire, una sorta di “primario” qui a Goz Beida.
Il dott. Ismael è persona interessante, a metà tempo medico e a metà tempo responsabile per lo sviluppo sanitario di questa regione ciadiana. Ammiro la sua volontà e l’impegno nel cercare di migliorare la situazione del suo Paese. Penso che persone così vadano incoraggiate e aiutate. Mi ringrazia per tutto il lavoro che COOPI ha svolto a Goz Beida e nei villaggi collegati all’ospedale; mi chiede di non abbandonarli ora che, risolte le emergenze, è necessario continuare con maggior determinazione per completare lo sviluppo del settore sanitario.

Il giorno successivo abbiamo visitato 5 centri di salute distanti tra i 7 e i 15 Km da Goz Beida. Accolgono sia la popolazione locale, sia i rifugiati provenienti dal vicino Darfur, fuggiti a causa della guerra. Si tratta di tendoni con struttura portante in ferro, che ospitano al loro interno più tende. Generalmente solo il dispensario-farmacia è fatto in mattoni. Nei centri opera personale sanitario locale, reclutato e formato da COOPI – grazie al sostegno di ECHO, oggi finalmente retribuito dallo stato ciadiano. I centri offrono quotidianamente servizi tra cui visita prenatale, postnatale, cura dei bambini e della nutrizione, cura della malaria e altre patologie. I casi gravi vengono mandati all’ospedale di Goz Beida. Ho trovato i centri frequentati da molte donne e bambini, ben organizzati e puliti. Alle diverse domande i responsabili rispondevano in modo chiaro e pertinente. Tutti i centri raccolgono le informazioni relative ai pazienti e alle malattie riscontrate; i dati vengono poi inseriti nel database dell’ufficio COOPI e serviranno per pianificare i futuri interventi.

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L’ultimo giorno di permanenza a Goz Beida ho l’opportunità di partecipare a un corso di formazione che Victor, medico espatriato congolese, tiene agli operatori sanitari della regione, in presenza del dottor Ismael. Il corso è seguito con interesse, con un gran numero di domande e discussioni. Una donna, che mi sembra molto sveglia, solleva un problema legato alla contraccezione: “molte donne sarebbero favorevoli” dice, “ma i mariti glielo proibiscono”. La donna (infermiera) vorrebbe in casi del genere consigliare alle donne di opporsi a tale atteggiamenti, in modo abbastanza deciso.

Rientro nella capitale N’Djamena, è il mio ultimo giorno in Ciad. Prima del volo per l’Italia ho il tempo di partecipare a un convegno sulla salute materno-infantile, cui partecipano esperti, ONG, oltre che l’ambasciatore francese e il Ministro ciadiano della Salute Pubblica. Al centro, la presentazione della ricerca svolta da un’agenzia francese sulla previsione di crescita della popolazione. Lo slogan: “50 millioni di Ciadiani nel 2050… Che ne pensate?” In questo momento la popolazione non raggiunge i 10 milioni. Come COOPI abbiamo ben presente che lavorare con donne e bambini significhi diminuire la mortalità infantile e la mortalità delle donne durante il parto. Questo grosso risultato non può che evidenziare l’esigenza di creare un concetto di maternità responsabile e parallelamente uno sviluppo sostenibile in termini di cibo, scuola e lavoro.

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